Shanna O'Manley - La leggenda dei cinque ardenti - hyps by stevenlob

Shanna O'Manley - La leggenda dei cinque ardenti - hyps by stevenlob

autore:stevenlob [stevenlob]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2010-10-22T21:16:17.360000+00:00


Trascorsero la giornata curiosando per il castello. Elsinor scrutò attenta le persone che incrociò percorrendo l'infinità di sale e di corridoi, sobbalzando quando riuscì a scorgere un ghidra. Avrebbe voluto avvicinarli ma il nonno le aveva raccomandato di farlo solo quando avesse avuto la Pietra. Presentandosi ora alla Congregazione, chi mai le avrebbe potuto credere? Nessuno la conosceva, nessuno l'aveva mai vista: l'avrebbero sicuramente scacciata in malo modo, senza neanche ascoltarla. Conosceva solo un nome: Eldaren. Ma nessuno dei ghidra che aveva additato a Rory rispondeva a questo. Meglio restare nascosta, pensò, per spiarli indisturbata e farsi un'idea di chi tra loro fosse da tenere lontano.

A sera Elsinor andò a riposare in camera. S'affacciò sul piccolo balcone e rimase a guardare la città sparire tra le ombre lunghe del tramonto invernale. Da quell'altezza riusciva a scorgere la testa del loro dio Falas all'ingresso del castello, in quel piazzale vasto quasi quanto la radura di Boscargento... E vedeva pure uno spicchio colorato di blu e di rosso, un qualcosa che balzava agli occhi quasi con violenza per il contrasto col grigiore del castello. Elsinor sapeva di cosa si trattava. Rory gliela aveva mostrata salendo in cima a una torre abbandonata: era la cupola della Sala della Congregazione, il luogo più magico di tutto il castello. Avrebbe fatto qualunque cosa per entrarvi, ma Rory l'aveva ammonita dicendole che c'era addirittura la pena di morte per chi veniva sorpreso a curiosare in quella sala. Se solo ci fosse stato il nonno l'avrebbe condotta dentro lui, mostrandole tutte le meraviglie che nascondeva.

I racconti sulla grandezza e sullo sfarzo di Roccaguzza le erano sempre parsi esagerati: in quei due giorni aveva avuto modo di ricredersi, constatando con i propri occhi la ricchezza del re e il numero imprecisato di persone che affollavano le abitazioni tra le mura. Il castello, poi, le era parso addirittura più vasto dell'intera città e Rory aveva svelato che quell'impressione era dovuta alla grande quantità di livelli scavati sotto la costruzione in muratura: il palazzo si diramava anche al centro della montagnola su cui stava abbarbicata Roccaguzza, con i depositi, le stanze dei servi, le fucine, i vasti laboratori dei ghidra e dei guaritori, le prigioni... era una seconda città circondata e protetta dalla prima.

La porta cigolò e Magdala irruppe nella stanza. «Per la dea! Che ci fai lì fuori, a prendere l'umido della sera e vestita in quel modo?» Si portò le mani arrossate al viso.

Elsinor sobbalzò. «Che è successo al mio vestito?»

«Ma come, pulcino, non vorrai scendere alla festa con quello straccetto... Sarà piena di giovanotti, incontrerai persino il re e la regina». Le mostrò uno svolazzante vestito turchese, pieno di veli leggeri e con una scollatura generosa.

«La festa. Me n'ero completamente scordata».

«Su, ci penso io; tra poco sarai perfetta!»

Dopo poco udirono bussare alla porta. Erano Rory e Hiarac che però dovettero aspettare parecchio prima che Magdala si decidesse a lasciar andare Elsinor. Anche loro s'erano cambiati d'abito per l'occasione e a turno le baciarono la mano, complimentandosi. Lei



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