La ragazza dello tsunami by Julian Sedgwick & Chie Kutsuwada

La ragazza dello tsunami by Julian Sedgwick & Chie Kutsuwada

autore:Julian Sedgwick & Chie Kutsuwada [Sedgwick, Julian & Kutsuwada, Chie]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Salani Editore
pubblicato: 2023-02-22T23:00:00+00:00


5

Ganbare, YÅ«ki

QUESTA VOLTA TOKYO è una città più buia.

Mentre il loro taxi scivola sotto i binari del treno e i grattacieli di Shinjuku, schiacciati l’uno contro l’altro, i neon appaiono più fiochi, alcuni schermi sono addirittura neri, mentre cade una pioggia fredda. Le zone che prima brillavano di luce ora sono mute. È da quando sono atterrate che mamma non apre bocca e si è agitata più del solito per i passaporti e altri documenti.

All’immigrazione, Yūki ha dovuto ripeterle due volte: «Mamma, l’anno scorso ho fatto tutto da sola».

E lei ha risposto: «Lo so, lo so».

«Non sono più una bambina».

Come se non bastasse, YÅ«ki deve lottare contro ondate di panico che continuano a salirle allo stomaco, scatenate dal terminal dello Skyliner, dal rimbombo della metropolitana, dagli annunci sulla banchina, dal freddo invernale che penetra dalle porte delle carrozze.

Fa un respiro profondo, osservando i guanti bianchi dell’autista sul volante, e ripensa alla ragazza fantasma del taxi che cercava di tornare a casa sotto la pioggia…

Mamma si china: «Sembra tutto così cupo».

Il tassista si schiarisce la gola. «Risparmio energetico. Colpa dei reattori nucleari fuori uso. L’estate scorsa è stata un inferno senza aria condizionata, con i blackout e tutto il resto».

«Mi scusi, ma cosa ne pensa delle centrali nucleari?»

«Io dico di tenerle tutte spente. Almeno finché non sapremo cosa sta succedendo a Fukushima. Io non mi spingerei a meno di cento chilometri da quel posto».

Yūki si sporge in avanti. «Ma la gente sta tornando a casa…»

«La settimana scorsa ho accompagnato un giornalista che mi ha raccontato cose spaventose. Nessuno compra più niente da lì, né riso, né sakè, né verdure. Mi dispiace per quei bifolchi».

Mamma abbassa la voce e, pur continuando a usare un linguaggio educato, replica decisa: «Mi scusi, ma sta guardando due di quei ‘bifolchi’. Io sono cresciuta laggiù e mio padre è morto nello tsunami».

«Mi dispiace. Mi scusi tanto, io…»

«Io ero lì quando è successo» aggiunge Yūki con un filo di voce. «Ho visto tutto».

Nel taxi cala un silenzio imbarazzato, mentre si infilano nell’ombra sotto i binari del treno vicino alla stazione di Shinjuku. Quando escono, i tergicristalli dell’auto trasformano quel poco di neon che si intravede dal parabrezza in strisce verde elettrico e cremisi. Yūki nota l’autista lanciarle uno sguardo, ha gli occhi sgranati.

«L’ha visto? Mi scuso di nuovo, signorina, ma siamo tutti preoccupati per quello che potrebbe accadere, se non risolvono la situazione».

«Ho sentito che gli studenti sono andati ad aiutare dopo il disastro…»

L’autista aspira aria tra i denti. «È stato bello vedere i giovani fare gli idealisti e tutto il resto. Ma vorrei che mia figlia non si avvicinasse a quella zona. Ha appena finito il liceo».

«Grazie per il consiglio» ribatte mamma. «Non abbiamo intenzione di andare a nord».

Scivolano sull’asfalto viscido dello Shibuya Crossing con i megaschermi oscurati e vuoti, passando davanti a capannelli di pedoni che aspettano sotto gli ombrelli.

«I miei più sinceri rispetti» esclama l’autista quando, pochi minuti dopo, si ferma davanti al condominio di lusso di Kazuko. «E questa corsa è omaggio».

Mentre mamma



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