Un morso all'improvviso by Michele Cecchini

Un morso all'improvviso by Michele Cecchini

autore:Michele Cecchini [Cecchini, Michele]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, General
ISBN: 9788833942322
Google: mjHAEAAAQBAJ
editore: Bollati Boringhieri
pubblicato: 2023-05-18T22:00:00+00:00


Bubboni

(con calma)

Avanzi di parole a Boccaloni

Luciano è l’unico. Lui conosce tutti. E se non sa niente del Palazzo degli Ori, di sicuro conosce qualcuno che ne sa. Circola per il centro raccogliendo tutte le chiacchiere in sospeso. Parole buttate lì, dettagli, riflessioni inutili, ripetizioni di discorsi distratti. Lui non scarta nulla. Cassonetto delle chiacchiere, raccatta tutto. Poi, al primo che gli capita, glieli rivomita addosso. Così magari tocca anche a me, povero di parole, qualche avanzo di discorso su quel Palazzo maledetto da cui i marziani lanciano le loro fiammate violente.

La prima volta che sono stato da Luciano è perché lui al dancing mi aveva detto: vienimi a trovare. Poi però quando il giorno dopo mi sono presentato lì con la mia mamma m’è parso meravigliato. Io mi vergognavo talmente che quasi quasi nel tinello ci avrei fatto una dormitina. Poi a casa sua ci sono ritornato da solo, perché Luciano mi ha detto: mi raccomando, torna.

Lui sa tutto dei tombini, dei palazzi, dei citofoni di Valdirozzi e delle generazioni della gente. Luciano ti dice di una stradina che guarda un po’ dove si sbuca, e te non lo avresti detto mai. La volta che Luciano se ne va via, i cornicioni cascano, si spengono i lampioni e tutta Valdirozzi sbiadita diventerà parcheggio.

La casa di Luciano è a Boccaloni. Per arrivarci ci vuole una mezz’ora buona di cammino lungo lo stradone di Gabellato. Un piede sull’asfalto, l’altro sul ciglio. Per un po’ si costeggia una rete di plastica arancione sostenuta da paletti di ferro rugginosi, che non nasconde altro che campi abbandonati. Finita l’accortezza fuori luogo della rete, appaiono in lontananza due grossi piloni che non sorreggono niente. Da lì, grosso modo un centinaio di denti di leone e ci sei.

Luciano mi ha raccontato che una volta quella casa era una stalla e il piano di sopra un fienile. Il cascinale accanto è abitato dai proprietari. Luciano, che parla anche coi sassi, proprio con quelli che gli abitano accanto non ci parla. È un uomo pieno di antitesi. È curioso degli altri ma non gli frega di nessuno. Forse la curiosità non coincide con l’affetto. Il suo è sparpagliato in generale e finisce per disperdersi. Ma non si cheta mai e a me mi va benissimo così.

Boccaloni può sembrare un bel posto, e probabilmente lo è. In quella casa un tempo ci abitava la nonna di Luciano, ed è rimasta tale e quale perché lui ci abita momentaneamente da vent’anni. Tutto quel che si trova lì dentro si è aggrappato al pavimento e alle pareti senza nessuna intenzione di mollare. Il mobiletto del ripostiglio, il comò, gli specchi, le stampe ingiallite alle pareti, le statuine di porcellana dentro la vetrinetta sono tracce della sua nonna. Come le bollette appese al chiodo di cucina.

Luciano ci vive per sbaglio e lo capisci benissimo dal silenzio strano e dall’odore massiccio di plastica che arriva dal capannone della Obzen, dove ci fanno le gelatine.

Da Luciano io non dico niente, che è la mia posizione privilegiata per potermi baloccare in santa pace.



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