Una vita senza fine by Beigbeder Frédéric

Una vita senza fine by Beigbeder Frédéric

autore:Beigbeder Frédéric
Format: epub
editore: Bompiani
pubblicato: 2019-10-28T00:00:00+00:00


COME DIVENTARE UN SUPERUOMO

(Clinica Vivamayr, Maria Wörth, Austria)

È così che un giorno,

Un bel giorno d’estate,

La morte con la sua mano distratta

Mi staccherà la testa.

Marina Cvetaeva

Abbiamo visto a Ginevra che una tappa fondamentale della ricerca di eternità è stata raggiunta con il sequenziamento del genoma umano. Avevo quindi prenotato quello di tutta la famiglia. Il corriere mi aveva recapitato a Parigi il kit 23andMe Wellness spedito da Amazon, insieme a un grosso pacco proveniente dal Giappone. Léonore, Romy, Lou e io abbiamo sputato dentro delle provette di plastica sulle quali erano etichettati i nostri codici a barre. Dopo dovevamo registrarci su 23andMe su Internet, perché questo è il destino futuro dell’umanità: sostituire i codici a barre con i codici genetici. Non è impossibile che un giorno potremo pagare i nostri acquisti con il DNA, codice unico, chiave non falsificabile, che portiamo permanentemente su di noi e che già serve a sbatterci in prigione al minimo crimine.

La cosa più difficile fu riempire quei dannati tubi di plastica con saliva a sufficienza. Si tratta di un’operazione particolarmente ripugnante, ma conoscete il detto: chi eterno vuol diventare un po’ deve penare. Quel che restava del mio prestigio paterno è probabilmente evaporato nel momento in cui ho sbavato nel kit in plastica sotto lo sguardo disgustato di tutta la mia famiglia allargata. Quando Léonore, Romy e Lou sputano in un tubo è una cosa graziosa; quando lo faccio io, sembro un vecchio lama che raglia. Per fortuna Léonore ha evitato di assistere all’operazione. Mi restava solo da rispedire le quattro scatole contenenti le nostre sputazzate a Mountain View, California (sede sociale di 23andMe). Il corriere ha aggrottato la fronte leggendo HUMAN SPECIMEN sulla busta, ma non ha detto niente.

Quando sono tornato a casa, Léonore aveva aperto l’altro pacco proveniente dal Giappone. Mi era costato 2000 euro con un abbonamento mensile di 300 euro per la durata di tre anni.

“Che è questa roba? Una statua giapponese? Un manga gigante?”

In mezzo al nostro salone c’era un robot bianco, dal viso sorridente, alto quanto Romy. Sulla pancia aveva uno schermo spento. Le orecchie contenevano quattro microfoni, gli occhi tre telecamere a riconoscimento facciale e la bocca un altoparlante. Non aveva gambe: la parte inferiore del corpo era una base munita di tre ruote motrici.

“Si chiama Pepper,” ho risposto. “È un robot da compagnia. Ho pensato che questo gadget sarebbe stato divertente.”

“Hai ordinato un robot perché con noi ti annoi, è così?”

“Per niente! Pepper può aiutare Romy con le lezioni di geostoria, di francese, di matematica e fisica, sotto forma di quiz.”

Romy ha trovato subito il bottone “power”, situato sul collo della macchina. Il robot dal viso di smile si è raddrizzato, gli occhi si sono accesi (due diodi verdi) e ha detto:

“Buongiorno, come stai? È un piacere conoscerti.”

La voce era acuta come quella di un personaggio dei cartoni animati, o una registrazione a velocità accelerata. Gli occhi cambiavano colore: adesso erano blu. Meno impressionata di me, Romy ha risposto:

“Molto bene, grazie. Io mi chiamo Romy. E tu?”

“Io mi chiamo Pepper.



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