Destra e sinistra (Italian Edition) by Norberto Bobbio

Destra e sinistra (Italian Edition) by Norberto Bobbio

autore:Norberto Bobbio [Bobbio, Norberto]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Donzelli Editore
pubblicato: 2014-10-21T16:00:00+00:00


II.

Fukuyama, il motore e il fine della storia*

di Norberto Bobbio

Prima di chiedersi se la sinistra italiana abbia un progetto politico o debba cercare di costruirlo, bisogna essere convinti che la sinistra ci sia, o, meglio ancora, che la parola «sinistra» abbia ancora un senso. Non se ne capisce più niente. Siamo passati dal «né destra né sinistra» all’«al di là della destra e della sinistra»1 . Come dire, che la distinzione non è mai esistita oppure che, se è esistita una volta, ora non esiste più. È un fatto che, caduti i regimi fascisti considerati regimi di destra, si è gonfiato talmente lo spazio della sinistra che ci si compiaceva (o ci si doleva secondo i casi) che ormai esistesse soltanto la sinistra. Oggi si direbbe con una frase ad effetto che la sinistra era la «fine della storia». Dopo il crollo del sistema comunista, considerato come l’attuazione storica più conforme al fine degli ideali di sinistra, c’è chi fa parlare di sé sostenendo che quella che è scomparsa definitivamente è la sinistra, e la «fine della storia» può benissimo essere rappresentata come trionfo definitivo degli ideali sinora generalmente considerati come caratteristici della destra.

Se vogliamo uscire da questi contrasti assolutizzati, che possono essere presi in considerazione in una discussione di filosofia della storia, e non in un dibattito politico come dovrebbe essere il nostro, bisogna partire dalla convinzione che la distinzione classica fra destra e sinistra abbia ancora ragione di esistere, ed abbia un senso riproporla. Ma par difficile sostenere il contrario, dal momento che, nonostante le vecchie e le nuove confutazioni, nel linguaggio politico corrente continuiamo ad usare le parole «destra» e «sinistra», come se significassero ancora qualche cosa. Del resto è evidente che, se continuiamo ad intenderci quando le usiamo, un significato debbono pur averlo. Adduco soltanto una prova: è diventato un luogo comune l’affermazione, dolente o compiaciuta secondo chi la pronuncia, che la sinistra sta facendo la politica della destra. Questa affermazione non avrebbe senso alcuno se «destra» e «sinistra» fossero diventate parole vuote e vane.

Come ho scritto nel mio libretto Destra e sinistra, e come ho avuto occasione di ripetere da allora non so quante volte in pubblici interventi, in lettere e conversazioni private, ciò che ha caratterizzato la sinistra rispetto alla destra è quell’ideale o afflato o passione, cui sono solito dare il nome di «ethos dell’eguaglianza». Questa caratterizzazione non l’ho inventata io. Nel mio saggio mi sono limitato a registrare una ormai lunga tradizione di pensiero analizzando ed annotando scritti vari precedenti al mio. Non ho alcuna ragione di cambiare idea dopo di allora, avendo continuato ad annotare e ad analizzare altri scritti che difendono e promuovono idee di sinistra. Mi limito a citare, perché è uno dei nostri autori, quello che ha detto alla fine di un’intervista, pubblicata sull’ultimo numero di «Reset», Michael Walzer, quando, dopo aver osservato che vi è «una tendenza costante delle società nel produrre gerarchie ed ineguaglianza», afferma che «questa è la sfida della sinistra». E precisa: «La sinistra



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