In armonia by Emiliano Toso

In armonia by Emiliano Toso

autore:Emiliano Toso [Toso, Emiliano]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2023-02-16T12:00:00+00:00


La meccanica dei suoni

Quando una corda vibra emette un suono. Questo suono dipende dal numero di oscillazioni della corda al secondo. Per esempio, se la corda va avanti e indietro 60 volte in un secondo, diciamo che ha una frequenza di 60 cicli al secondo. L’unità di misura per i cicli al secondo viene detta Herz.

Quando tocco un tasto nella zona sinistra del pianoforte, il martelletto relativo batte una corda lunga e spessa che vibra a una velocità relativamente lenta. I tasti sulla destra invece fanno vibrare corde più sottili che vibrano a maggiore velocità.

La vibrazione delle corde sposta le molecole d’aria e le fa vibrare alla stessa velocità, quindi alla stessa frequenza della corda. Queste molecole accarezzano il nostro orecchio e raggiungono il timpano, facendolo muovere avanti e indietro con la stessa frequenza. Da qui lo stimolo passa all’orecchio interno e poi al cervello, che analizzerà il movimento del timpano per capire quali vibrazioni, nel mondo esterno, l’abbiano fatto muovere in quel modo.

Per convenzione si è deciso che i suoni creati dalla parte sinistra del pianoforte sono a basso pitch, mentre quelli creati dalla parte destra sono ad alto pitch.

In questa rappresentazione dobbiamo considerare anche l’intensità del suono, che dipende da quanto forte ho schiacciato il tasto del pianoforte e quindi da quanta distanza percorre la corda nelle sue oscillazioni. Il pitch deriva dunque dalla velocità di oscillazione e l’intensità dalla distanza percorsa dalla corda mentre oscilla.

Nella musica occidentale le note si susseguono dal Do al Si. Il Re ha una frequenza maggiore del Do (quindi un pitch più alto) e il Mi ha una frequenza maggiore sia del Do sia del Re. Dopo il Si si ricomincia dal Do. Questo secondo Do ha però una frequenza doppia rispetto al precedente, più basso, e così per ogni nota con lo stesso nome ma in una scala successiva. Nell’accordatura con il La centrale a 432 Hz avremo quindi il Do precedente a 256 Hz, quello più basso a 128 Hz e quello più alto a 512 Hz, con frequenze esattamente dimezzate o raddoppiate. Il La più basso di quello a 432 Hz avrà frequenza 216 Hz, quello più alto 864 Hz.

I nomi delle note con frequenza multipla si ripetono perché, grazie a un fenomeno percettivo del nostro sistema uditivo e del cervello, esse assomigliano straordinariamente a quella di partenza. In pratica se ascoltiamo un Do a 128 Hz, un Do a 256 Hz e uno a 512 Hz, sentiremo qualcosa di incredibilmente simile nonostante le tre note abbiano un pitch (da quella più grave a 128 a quella molto acuta a 512) molto diverso. Questa relazione (rapporto di frequenza 1:2 o 2:1) viene chiamata ottava. In musica, quindi, un’ottava è l’intervallo di otto note posizionate a frequenza diversa nella scala musicale.

Questa percezione è così importante che, nonostante le enormi differenze tra le diverse culture musicali nel mondo (indiana, europea, mediorientale, cinese, eccetera), ogni tradizione ha l’ottava alla base della sua musica.

Nel diciannovesimo secolo lo scienziato tedesco Hermann von Helmholtz ebbe



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