In cosa crede chi non crede? by Umberto Eco

In cosa crede chi non crede? by Umberto Eco

autore:Umberto Eco [Umberto Eco]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788858766729
editore: Bompiani
pubblicato: 2014-12-14T23:00:00+00:00


LA CHIESA NON SODDISFA ATTESE, CELEBRA MISTERI

Caro Eco,

ancora una volta è toccato a Lei cominciare questo dialogo. Ma non ritengo vi siano ragioni ideologiche che definiscono a chi tocca cominciare, bensì problemi pratici. Nel mese di settembre ho avuto una serie di impegni all’estero e può darsi che la redazione abbia trovato più semplice raggiungere Lei. Da parte mia coltivo una domanda che vorrei farLe e che tengo in serbo per la prossima volta: è una domanda alla quale proprio non so rispondere e sulla quale non mi soccorre neppure quella “funzione oracolare” che talora, come Lei nota, a torto si attribuisce ai pastori. Al massimo la funzione oracolare potrebbe essere attribuita ai profeti: ma essi oggi, ahimè, sono rari.

La domanda, dunque, che ho in animo di farLe riguarda il fondamento ultimo dell’etica per un laico. Vorrei tanto che tutti gli uomini e le donne di questo mondo avessero chiari fondamenti etici per il loro operare, e sono convinto che vi sono non poche persone che agiscono rettamente, almeno in determinate circostanze, senza riferirsi a un fondamento religioso della vita. Ma non riesco a comprendere quale giustificazione ultima diano del loro operare.

Ma lasciando per ora da parte questo interrogativo che mi riserbo di illustrare in una prossima lettera, se mi sarà dato di avere la prima battuta, vengo a quelle riflessioni che Lei premette alla “domanda calda” sul sacerdozio delle donne. Lei dichiara di rispettare come laico i pronunciamenti delle confessioni religiose su princìpi e problemi di etica naturale, ma di non ammettere l’imposizione ai non credenti o ai credenti di altra fede di comportamenti che le leggi dello Stato non proibiscono. Mi sento senz’altro d’accordo con lei. Ogni imposizione dall’esterno di princìpi o comportamenti religiosi a chi non è consenziente viola la libertà della coscienza. Dirò anzi di più: se queste imposizioni ci fossero state nel passato, in contesti culturali diversi da quelli odierni e per ragioni che oggi noi non possiamo più condividere, è giusto che una confessione religiosa ne faccia ammenda.

È questa la posizione coraggiosa assunta da Giovanni Paolo II nella lettera sul prossimo giubileo del Duemila, dal titolo Tertio millennio adveniente, in cui dice: “Un altro capitolo doloroso, sul quale i figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento, è costituito dall’acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio della verità… È vero che un corretto giudizio storico non può prescindere da un’attenta considerazione dei condizionamenti culturali del momento… Ma la considerazione delle circostanze attenuanti non esonera la Chiesa dal dovere di rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli… Da quei tratti dolorosi del passato emerge una lezione per il futuro, che deve indurre ogni cristiano a tenersi ben saldo all’aureo principio dettato al concilio (Dignitatis humanae 1): ‘La verità non si impone che in forza della stessa verità, la quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore’” (n. 35).

Farei tuttavia una precisazione importante su quanto Lei afferma parlando di “leggi dello Stato”.



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