Korolev by Anonymous

Korolev by Anonymous

autore:Anonymous [Anonymous]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2012-06-01T16:00:00+00:00


PARTE TERZA

Risoluzione

1

Il comandante Clarke abbassò la testa, annusò il profumo di quel giardino. — È incredibile»

Korolev annuì. — È incredibile.

Steinbeck e Hamilton non dissero niente perché provavano una sensazione di irrealtà. Non di falsità. Era troppo sorprendente.

Clarke mormorò: — Lei è arrivato su Marte cento diciotto anni fa. — Korolev annuì di nuovo con la testa. La brezza leggera, i meli, l'erba. L'Eden. — E poi che cosa è accaduto? Perché ha deciso di farsi immergere in quella cassa?

Korolev fissò i tre astronauti, disse: — Feci una lenta rieducazione alla forza di gravità, grazie al cielo quella di Marte è solo un terzo di quella terrestre. Sulla Terra sarei morto. Cercai di capire qualcosa di quello che diceva il robot, ma non ci capivo nulla. Mi rendevo conto di trovarmi in una base costruita da esseri intelligenti extraterrestri. Chi erano? Antichi marziani? E dove erano finiti? Un giorno indossai lo scafandro e con un mezzo semovente e il robot uscimmo dalla galleria all'aperto e godetti del panorama di Marte, vidi il modulo di atterraggio della mia Soyuz piantato tra sabbia e rocce, vidi queste vallate, le pareti a strapiombo, la polvere rossa. — Korolev scosse la testa, sorrise. Un momento di silenzio, poi continuò: — Fu un'emozione davvero forte. Sentii dolore al petto e capii che il cuore stava cedendo. — Korolev si interruppe di nuovo. Ripeté: — Il cuore stava cedendo. — Clarke, Hamilton e Steinbeck lo osservavano ammutoliti, come se contemplassero una visione. Continuò Korolev: — Dovetti sedermi. Cercai di spiegarmi a gesti, ma il robot aveva capito tutto. Io lo chiamavo Tovarisc, il robot. Tovarisc. A gesti ci capivamo. Io Tovarisc, tu Korolev mi diceva. Aveva capito che il mio cuore stava cedendo. Tornammo alla base, avevo il panorama di Marte negli occhi, ero felice. Stavo morendo, ma ero felice. Ci credete?

I tre astronauti venuti dalla Terra non risposero. Erano troppo coinvolti da quello che stavano ascoltando. E Korolev emanava di suo una sorta di magnetismo. Riprese Sergej Pavlovich: — Poi sempre a gesti Tovarisc mi fece capire che esisteva la possibilità dell'animazione sospesa. E capii in qualche modo che durante l'animazione sospesa sarei stato sottoposto a una lunghissima e lenta terapia che mi avrebbe rigenerato.

Disse Clarke: — Lei non dimostra sessanta anni.

— Per la verità ne ho circa centottanta. — Korolev rise. Hamilton e Steinbeck si guardarono fra loro, Hamilton disse: — Lei non dimostra più di quarant'anni.

Korolev annui: — Da. Spasiba. Sono stato rigenerato durante questi cento anni. Questo non è il mio primo risveglio, sebbene sia di gran lunga il più sorprendente. È il terzo risveglio. Le altre due volte trascorsi prima una settimana, poi un mese sveglio, ma Tovarisc mi fece capire che la terapia non era ultimata.

Steinbeck disse: — Adesso lo è.

— Tutti i parametri sono a posto. Forse stavolta vengo dimesso dall'ospedale. — Korolev rise di nuovo, poi scosse la testa. — In realtà, in qualche modo vi aspettavo. Tovarisc era riuscito a comunicarmi che dal terzo pianeta del Sistema Solare erano arrivate su Marte alcune sonde automatiche.



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