Le riforme a costo zero: dieci proposte per tornare a crescere by Tito Boeri; Pietro Garibaldi

Le riforme a costo zero: dieci proposte per tornare a crescere by Tito Boeri; Pietro Garibaldi

autore:Tito Boeri; Pietro Garibaldi
La lingua: it
Format: mobi
editore: Chiarelettere
pubblicato: 2012-05-14T22:00:00+00:00


Come raddrizzare i torti

Per rimediare a questa assurda stortura sarebbe sufficiente permettere agli studenti di scegliere la facoltà in cui immatricolarsi dopo aver sostenuto il test. Il test viene fatto già oggi nello stesso giorno in tutti gli atenei e i risultati sono a disposizione del Miur. Riformare questa stortura non richiederebbe quasi nulla. Basterebbe pubblicare una graduatoria nazionale dei risultati fino alla posizione determinata dal numero chiuso (se ci sono cento posti disponibili, la graduatoria mostrerà i cento punteggi più alti). Gli studenti in questa graduatoria avrebbero poi la possibilità di scegliere la sede in cui immatricolarsi entro qualche giorno dalla pubblicazione dei risultati. Come a Odontoiatria, occorrerebbe chiedere a chi si iscrive al test di specificare un ordine di preferenza sulle varie sedi.

I posti andrebbero via via riempiendosi nei diversi atenei e saremmo certi di un’allocazione alla facoltà di Medicina puramente competitiva. La scelta della sede sarebbe, comunque, libera. Se il miglior studente non vuole trasferirsi a Milano (una delle facoltà più prestigiose) per motivi personali, avrà comunque la possibilità di scegliere qualunque altro ateneo fino all’esaurimento dei posti disponibili in quella sede. Se nessuna delle sedi disponibili fosse per lui gradita, il posto sarà offerto al primo escluso. E così via.

Non si capisce perché le facoltà stesse non spingano per una riforma in questo senso. Forse solo per il fatto che, per ragioni di reputazione, non gradiscono vedere il loro ateneo scelto da studenti meno bravi? In realtà già adesso è visibile una differenza marcata nei risultati medi dei test fra le diverse sedi. Un’altra possibilità è che si voglia offrire una chance agli studenti del Sud che spesso hanno risultati peggiori nei test di chi fa domanda al Nord. Ma perché i cittadini del Mezzogiorno dovrebbero rinunciare ad avere università e un servizio sanitario migliore di quello che hanno, grazie a ingressi di studenti (e tirocinanti) più bravi? Con le graduatorie nazionali le famiglie che vivono nel Mezzogiorno avrebbero più forti incentivi a chiedere un miglioramento della qualità dell’istruzione secondaria per offrire maggiori opportunità ai loro figli.

Oggi spesso avviene il contrario: le famiglie spingono affinché i docenti promuovano i loro figli dando loro la possibilità di ottenere senza troppa fatica il foglio di carta. Perché dobbiamo artificialmente – indipendentemente dal contenuto formativo dei corsi – assegnare un valore al foglio di carta?

Ovviamente la riforma proposta è un piccolo esempio. Ma, come si è visto, riguarda migliaia di persone ogni anno e lo consideriamo significativo di come nel nostro paese si finisca spesso per scegliere meccanismi di selezione bizantini e controproducenti. La bassa crescita del nostro paese è anche legata a una cattiva allocazione dei talenti. Nel caso di Medicina, questo avviene con il concorso di amministratori, rettori e politici.



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