L'Odissea del volo 33 by 0570

L'Odissea del volo 33 by 0570

autore:0570 [0570]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2010-10-22T20:43:21.579000+00:00


Joe Mizell era quello che nell’ambiente era chiamato il tappabuchi. Questo appellativo copriva numerosi servizi, ma, tirando le somme, voleva semplicemente dire “al servizio del pugile” che preparava per il combattimento e al quale prestava assistenza al proprio angolo nell’intervallo tra una ripresa e l’altra. In più di trent’anni di attività quel piccolo gnomo più che uomo, un po’ gobbo, calvo, aveva abilmente fermato il sangue di migliaia di ferite; aveva tolto i calzoncini a forse 500 pugili che tentavano disperatamente di respirare entro un corpo punito oltre misura ed aveva, come un tecnico di laboratorio, aperto un esercito di bocche per rifornirle della giusta quantità di acqua per bagnare l’interno di cavità gonfie e senza lasciare che il resto del corpo ne ingurgitasse fosse pure una goccia.

In breve, Joe Mizell era un esperto assistente sul quadrato e aveva, molto probabilmente, contribuito a tenere in piedi troppi pugili quando già tutte le leggi fisiologiche li avrebbero rispediti nei loro spogliatoi o altrove su un’ambulanza. Talvolta si era imposto, attraverso gli anni, di non guardare le facce dei pugili. Era diventato un professionista insensibile che non permetteva ad alcuna emozione di entrare a far parte della sua assistenza ai feriti. Un pugile era per lui solo un lavoro serale. Ma in certe occasioni, molto rare, Mizell non poteva fare a meno di avvertire un dolore acuto quando preparava un vecchio pugile come quello che stava preparando quella sera, un negro dalla voce bassa e gentile.

Aveva avuto modo di vedere Bolie Jackson quindici anni prima, quando la sua faccia era più serena, un giovane combattente color ebano, forte, elastico, più intelligente di molti altri. Aveva fatto da secondo a Bolie per ben quattro anni quando il giovanotto si stava preparando a scalare il campionato, e si era trovato in quell’angolo la sera in cui il sopracciglio destro di Bolie era stato fatto a brandelli e l’incontro si era concluso all’undicesima ripresa.

Quello era stato il culmine. Da quel momento in poi Bolie Jackson aveva cominciato a scendere la china e Joe Mizell gli era stato vicino anche nel viaggio in discesa.

C’erano stati gli incontri amichevoli, i buoni incontri con i novizi che si battevano contro Bolie Jackson per il prestigio che ancora aveva il suo nome. E poi era arrivata la lunga serie di serate in cui il confronto era impossibile, quando Bolie non avrebbe nemmeno dovuto provarci a salire sul ring.

Mizell aveva terminato di fasciare le mani del pugile. Si sforzò di guardare in su verso quella faccia coperta di cicatrici, facendo un confronto inconscio tra quel volto distrutto e quello liscio, bello di Bolie Jackson a diciotto anni.

Mizell avvertì la piccola fitta che gli proveniva da dentro quando doveva lavorare con pugili sulla china che continuavano in una professione che prosciugava i suoi guerrieri, che resistevano con la promessa falsa di un ritorno, ma che in ogni caso non rimanevano che lacerati e a pezzi, inutili per qualsiasi altra cosa. Finì le fasciature poi arretrò di un passo sollevando i palmi aperti delle mani.



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