Perché la scienza non nega Dio (2015) by Amir D. Aczel

Perché la scienza non nega Dio (2015) by Amir D. Aczel

autore:Amir D. Aczel [Aczel, Amir D.]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Cortina Raffaello


Il 2 marzo 2011 ho preso parte al dibattito pubblico più sgradevole della mia vita. Mi trovavo con un fisico che un tempo consideravo un amico, o almeno una simpatica conoscenza. Brian Greene aveva appena scritto un libro intitolato La realtà nascosta. Universi paralleli e leggi profonde del cosmo (The Hidden Reality: Parallel Universes and the Deep Laws of the Cosmos) e stava girando gli Stati Uniti per presentarlo. 1

Il Boston Museum of Science mi aveva chiesto di intervistare Greene a proposito del suo libro in un evento televisivo trasmesso dalla C-SPAN. Poiché conoscevo Greene da un bel po’ di anni, avevo accettato volentieri. Ma l’evento ben presto andò a rotoli. Quasi ogni volta che gli rivolgevo una domanda sull’elaborazione della sua tesi che sussistevano altri universi, o su qualsiasi prova sperimentale di quanto stava dicendo, Greene evitava di rispondere.

Greene è uno scienziato capace, ma non aveva presentato alcuna prova convincente dell’esistenza di altri universi. Tutto ciò che si limitava a dire era: “La matematica ci dice così, e io credo nella matematica”. La matematica, però, non ci dice niente su altri universi, dico veri universi. Tutte le vie che portano al “multiverso” – la collezione di universi che può o non può esistere là fuori – sono ipotetiche. Il dibattito era frustrante soprattutto perché stavamo affrontando aspetti ancora messi fortemente in dubbio e parecchio al di fuori di qualsiasi cosa ci fosse nota in maniera scientificamente oggettiva. Tanto valeva discutere di quanti angeli potrebbero danzare sulla capocchia di uno spillo!

Gli atei si sono aggrappati all’idea di un multiverso, presumendo che, se esistono molti universi, allora la creazione di un solo universo appare meno spettacolare e, quindi, forse non richiede un atto divino. Di conseguenza, hanno accolto assai bene il libro di Greene. Qui lui ha messo insieme quattro distinte teorie che a suo parere implicavano che il nostro universo fosse soltanto uno di molti – forse infiniti – universi, alcuni come il nostro, altri no.

Una teoria di questo genere era già l’ipotesi di Alan Guth dell’universo inflazionario, la quale dice che al suo principio l’universo ha attraversato un periodo di espansione molto rapida (chiamata appunto inflazione), che in seguito ha rallentato in maniera significativa. Questa teoria è stata ampliata da Andrei Linde e da Alexander Vilenkin nella cosiddetta inflazione eterna [eternal inflation]. Linde e Vilenkin ritengono che, a causa di una serie di considerazioni quantistiche, il processo di inflazione che ha creato l’universo in realtà sia perennemente in corso.

Stando a questi teorici, il processo di inflazione semplicemente “si sposta altrove” in ambito più vasto, continuando a inflazionare altre porzioni del reale, per noi inaccessibili a causa delle immense distanze originate dalla rapida espansione dello spazio. E mentre si allargano in maniera estremamente rapida, queste piccole porzioni di universo diventano ancora più distanti da noi, e ora possono essere viste come “universi” indipendenti, poiché ci sono così distanti e irraggiungibili.

La domanda è: quanto vale una simile affermazione? Essa spiega come porzioni del nostro universo possano andarsene per conto proprio con



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.