La mia amica Anne Frank by Hannah Pick-Goslar

La mia amica Anne Frank by Hannah Pick-Goslar

autore:Hannah Pick-Goslar [Pick-Goslar, Hannah]
La lingua: ita
Format: epub
editore: De Agostini
pubblicato: 2023-10-19T12:00:00+00:00


Avevo la pelle d’oca.

L’indomani, alle sette del mattino, diversi OD in cappotto di lana scura si presentarono all’orfanotrofio per accompagnare i bambini al treno. Diabolici e minacciosi, venivano a fare il lavoro sporco per conto dei tedeschi. Insieme ai piccoli c’erano gli insegnanti che avevano coraggiosamente scelto di salire sul treno con loro per non lasciarli soli. Io e i pochi altri bambini rimasti, compresi i figli dei Birnbaum, li seguimmo finché potemmo lungo il Boulevard des Misères. Faceva freddo, e la pioggia della sera prima aveva infangato il terreno. Presi in braccio uno dei piccoli insieme al suo bagaglio. Mentre confluivamo nella fila di persone che si trascinava verso il treno sentii che qualcuno, più avanti, cantava. Intonavano inni patriottici olandesi, oppure la Shemà, una delle preghiere più conosciute tra gli ebrei.

E Dio avrebbe ascoltato le nostre preghiere? Camminavo come in trance, accorgendomi a stento delle persone che si affacciavano dalle baracche lungo la pista e davano un ultimo sguardo al corteo di sfortunati.

Arrivati al binario, a risvegliarmi dall’intontimento fu un ufficiale delle SS che esclamò: «Da qui in poi prosegue soltanto chi prende il treno».

Consegnai con delicatezza il bambino e la sacca a un insegnante. Accanto a me c’era Sarah Eva, con le trecce nere che spuntavano dal cappello di lana. Mi abbassai a baciarle la fronte, come facevo tutte le sere prima di dormire.

«Possa Dio vegliare su di te, piccolina» sussurrai.

La seguii con lo sguardo finché non si confuse nella calca di persone che andavano ad ammassarsi nei vagoni. Il nostro viaggio da Amsterdam, caldo e scomodo, era durato poche ore. Per raggiungere la Polonia potevano volerci giorni. Per un po’ rimasi lì con i piedi piantati nel fango gelido. A un certo punto vennero altre guardie e mi cacciarono via.

Quel treno si portò via tanti altri amici e conoscenti. In seguito scoprii che tra loro c’erano anche Sanne e i suoi genitori. Non riuscimmo nemmeno a salutarci. Chissà che cosa ci saremmo dette. Sanne era sempre stata così allegra e radiosa. Ripensai al suo carattere dolce, alle parole bellissime delle sue poesie. Non riuscivo a farmene una ragione. Che cosa sarebbe stato di lei, se fosse entrata in clandestinità con Barbara?

Sua madre riuscì a spedire una cartolina d’addio a Barbara e ad altri parenti. Anche lei, come tutti quelli che partivano per l’Est, era stata incoraggiata a scrivere ai suoi cari dai comandanti tedeschi del campo. Molto tempo dopo riuscii a leggere che cosa scrisse la signora Ledermann la mattina del 16 novembre 1943, un piovoso martedì:

Miei adorati, partiamo insieme […] per il nostro primo viaggio dopo tanto tempo […]

Non affliggetevi per noi, il nostro morale è alto e sapervi tristi ci spiacerebbe. Vogliamo rivederci […]

Piccola Barbel, riguardati. Il tuo ultimo pacchetto è ancora delizioso.

Abbiamo del porridge con noi. E l’accappatoio di papà, la lana e tutto quello che hai spedito alla nonna.

Qui c’è gente amichevole. Tutti ancora senza certificati. Andiamo. Ciao, cari.

Con tutto l’amore, tante buone cose. Ciao.



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