Le guerre di religione nel Cinquecento by Corrado Vivanti;

Le guerre di religione nel Cinquecento by Corrado Vivanti;

autore:Corrado Vivanti; [Vivanti, C.]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Biblioteca Essenziale Laterza
ISBN: 9788858100530
editore: edigita
pubblicato: 2007-11-14T23:00:00+00:00


La «guerra dei tre Enrichi» e la giornata delle barricate

Sul finire del 1585 avvengono i primi scontri di quella che sarà chiamata «la guerra dei tre Enrichi»: Enrico di Borbone combatte contro Enrico di Guisa, che in questo momento ha l’appoggio di re Enrico III. Il re di Navarra è certamente più debole: contro di lui vi sono oltre sessantamila uomini armati, fra cui undicimila svizzeri, assoldati da Enrico III dopo una nuova alienazione di beni del clero. Si svolgono combattimenti nel Poitou, nel Delfinato, in Linguadoca e in Guienna. La regina madre cerca di trovare un compromesso con Enrico di Borbone e tra la fine del 1586 e il marzo 1587 interviene una tregua, durante la quale sono avviati colloqui ai quali partecipa probabilmente Montaigne: il loro fallimento segna la ripresa delle ostilità.

L’esercito reale, al comando del duca di Joyeuse, uno dei favoriti di Enrico III, avanza nel Poitou e massacra intere guarnigioni di ugonotti, finché il 20 ottobre 1587 sorprende le truppe di Enrico di Borbone a Coutras, in un cuneo tra due fiumi da cui è difficile uscire. La battaglia in campo aperto è obbligata, ma il re di Navarra si comporta come se l’avesse ricercata, rivelando le sue doti di capitano: i nemici sono sanguinosamente sconfitti e l’esercito cattolico è annientato. Sul campo restano più di tremila soldati e quattrocento cavalieri, lo stesso Joyeuse è ucciso. La vittoria non viene sfruttata per conquistare città vicine, sia perché le forze ugonotte non ne sono in grado, sia perché Enrico di Borbone vuole mostrarsi moderato e rispettoso verso l’autorità regale, come si esprime nella lettera inviata dopo la battaglia a Enrico III. Ma l’importanza della vittoria è chiara: se le cose fossero andate diversamente, come d’altronde tutto avrebbe lasciato pensare, e fosse toccata agli ugonotti la sorte dell’esercito cattolico, il trionfo della Santa Lega e indirettamente di Filippo II sarebbe stato assicurato con conseguenze difficilmente valutabili.

Fin dal 1585 François Hotman e Philippe Duplessis-Mornay (1549-1623) – che per l’autorità di cui gode si acquisterà il nomignolo di «papa degli ugonotti» – hanno pubblicato opere a sostegno dei diritti alla successione del re di Navarra. Questi, forte dei loro argomenti, il 1° gennaio 1586 si rivolge per iscritto ai tre ordini del regno e alla città di Parigi. Nel messaggio al clero fa sue le tesi ireniche che rifiutano la guerra di religione, rivendicando la propria qualità di principe cristiano e affermando che tutti i cristiani hanno in comune la fede in un solo Dio e in Gesù Cristo, e tutti fondano il loro credo sul Vangelo; possono divergere in qualche interpretazione del testo, ma soltanto nella pace, e non con le armi e con dispute violente, troveranno la concordia. Ai nobili si rivolge con parole che evocano il loro timore di una congiura ordita per sterminare quelli che possono limitare il potere regale, assicurando invece la propria intenzione di fare di loro i suoi collaboratori; rivolgendosi al terzo stato esalta la pace che porrà fine alle miserie della Francia,



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