L'esclusa (1908) by Luigi Pirandello

L'esclusa (1908) by Luigi Pirandello

autore:Luigi Pirandello [Pirandello, Luigi]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2017-03-29T16:00:00+00:00


Parte 2

1

Una gaja casetta in via del Papireto, all’ultimo piano, ariosa: quattro lucide stanzette, col pavimento di mattoni di Valenza, con carta da parato un po’ sbiadita, sì, ma senza strappi e di tinta gentile. La meno angusta sarebbe servita per la signora Agata e per Maria, che dormivano insieme; quella attigua, per Marta; da letto e da studio: vi si sarebbe adattata volentieri in grazia del balcone che dava su la via del Papireto; le altre due, sala da pranzo e salotto, da metter sù, per bene, col tempo. Delizia della casa, un terrazzo, la cui balaustrata a pilastrini pareva, a guardarla dalla via, una corona che cingesse l’edificio. Quanti fiori vi avrebbe coltivati Maria!

Marta aveva trovato questa casa, guidata da un lontano ricordo. Il padre, nel condurla a Palermo tanti anni addietro, aveva voluto mostrarle il luogo ove da giovane aveva combattuto, il giorno stesso dell’entrata di Garibaldi.

Lì, all’imboccatura di quella via, egli, in compagnia d’altri due volontarii, sparava contro una nuvola di fumo che partiva da lontane case di fronte, ove s’erano appiattate le soldatesche borboniche. Uno dopo l’altro, i due compagni eran caduti: egli seguitava a far fuoco, quasi aspettando che un’altra palla venisse per lui. A un tratto, s’era sentito battere leggermente a una spalla, e dir così:

- Giovanotto, levatevi di qua: siete troppo esposto.

Si era voltato, e aveva veduto Lui, Garibaldi, tutto impolverato, calmo, con le ciglia aggrottate, il quale, scostandolo, si era esposto, senza nemmeno pensarci, al posto che aveva stimato pericoloso per un semplice volontario.

Marta aveva voluto, a sua volta, condurre la madre e la sorella a quella via, per indicar loro il posto. Per caso, alzando gli occhi, aveva scorto un cartello con l’appigionasi giusto lì, al portoncino su l’imboccatura del vicolo. E avevano preso a pigione quella casa per memoria del padre, quasi perché il padre stesso ve le aveva condotte.

Maria, con quel ricordo nell’anima, vi si sentiva meno sola e come protetta.

Riassettatesi alquanto, dopo il trambusto, cominciarono tutte e tre a provvedere ai primi bisogni della nuova dimora. Le poche masserizie scampate alla rovina non bastavano più: poveri, malinconici avanzi di naufragio, a cui pur tanti ricordi s’aggrappavano.

Uscivano di casa insieme per qualche compera, senza saper dapprima dove dirigersi. Si fermavano a guardare nelle vetrine di questo o di quel negozio, fuggendo la tentazione di entrare nei più ricchi. Smarrite per le vie della città, tra tanta gente ignota e il moto e il frastuono continui, provavano, nello smarrimento, un certo sollievo: nessuno lì le conosceva; potevano andare di qua, di là, indugiarsi a guardare a loro agio, liberamente, senza attirare gli sguardi maligni della gente. A Marta dava segreto fastidio l’ammirazione che suscitava nei passanti. Talvolta, per essere meno notata, usciva di casa senza rifarsi a modo i capelli.

- Così, così… diceva a Maria, appuntandosi il cappellino e ravviandosi poi appena appena, in fretta, le ciocche su la fronte.

Ma s’accorgeva, pur senza volerlo, che quel po’ di disordine cresceva grazia alla sua figura: fuggevolmente glielo diceva lo specchio, glielo ripetevano poi gli sguardi dei passanti e le vetrine delle botteghe.



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