Opere by Publio Papinio Stazio

Opere by Publio Papinio Stazio

autore:Publio Papinio Stazio
La lingua: ita
Format: epub
editore: UTET
pubblicato: 2012-12-31T16:00:00+00:00


12. rex: Eteocle.

15 seg. Solita topica menzione di animali feroci.

28. Avvoltoi o altri simili rapaci.

68. Esempi illustri di valore.

87. Tritonia: Pallade.

89 segg. L’aristia di Ippomedonte (vv. 86-569), che con quella di Partenopeo (vv. 670-907) domina il libro, comprende a sua volta due parti, entrambe dipendenti da Omero: la prima (86-195) è ispirata ai libri XVII-XVIII dell’Iliade (lotta sul cadavere di Patroclo), la seconda ripete, anche in numerosi particolari, la μάχη παραπoτάμιoς di Il., XXI, 1 segg., 223 segg. Si tratta di uno dei casi più evidenti in cui la suggestione omerica interviene a condizionare profondamente le strutture narrative dell’opera staziana, al punto da far passare in seconda linea l’influsso del più vicino Virgilio: si veda ora (dopo HELM, De P. Papinii Statii Thebaide cit., pp. 20 segg., 31 segg.; LEGRAS, Étude cit., pp. 105 segg.) JUHNKE, op. cit., pp. 24 segg., 132 segg. Per la figura di Ippomedonte in Stazio risultano assai utili le pagine (79 segg. particolarmente) dedicate all’eroe nella cit. dissertazione del Klinnert; inoltre cfr. VESSEY, Statius and the Thebaid cit., pp. 294 segg.

95. Aonides: Eteocle.

110. ipse: Ippomedonte.

124. Lernaeam; cioè argiva.

148. Cfr. VIII, 65 segg.

204. Avrà una parte notevole nel X libro (347 segg.).

220 seg. Com’è noto, i Centauri erano raffigurati con capo e busto umano e corpo di cavallo. Cfr. VII, 638 seg.

232. ille: Ippomedonte.

241. balteus: il cinturone che sosteneva la spada. I vincla sono in questo caso le cinghie che legavano l’armatura.

281. Mycalesia: cioè della Beozia.

284. Il cava lo di Tideo, montato da Ippomedonte.

291. Tisbe e Antedonio sono entrambi città della Beozia.

307. Cfr. VII, 371.

317. L’invocazione sottolinea l’elevatezza dell’argomento.

319. Ismenide: evidentemente figlia del fiume Isemno.

323. Le Parche.

328. hospitis: Glauco (cfr. VII, 335).

329. Il dio marino (cfr. V, 707). Per Palemone e la madre Ino cfr. I, 14 e nota.

334. Sidonis: Europa (cfr. I, 5 e nota).

341. Per la palude di Lerna e l’idra che l’abitava cfr. I, 360 e nota.

361. Alcyone, la figlia di Eolo, che si gettò in mare per il dolore della morte dello sposo Ceice e fu trasformata nell’uccello omonimo.

371. Figlia di Oceano e di Teti e madre delle Nereidi; qui indica il mare.

386. Cfr. IV, 255.

401 segg. Ancora un’allusione a Ino (Leucotea) e al figlio Melicerta.

405. imbrifer arcus: l’arcobaleno (cfr. VII, 427).

408 segg. Attributi canonici degli dèi fluviali.

423 segg. Allusioni a miti ben noti: il ratto di Europa (per cui Giove assunse l’aspetto di un toro, cfr. I, 5 e nota), alla νὺξ μαϰρά degli amori del dio con Alcmena (madre di Ercole) e alla vendetta di Giunone su Semele (cfr. I, 11 seg. e nota). I due figli di Giove cui si allude sono Ercole e Bacco, subito dopo menzionati esplicitamente.

428. Bacco, di cui Semele era incinta al momento in cui fu arsa dal fulmine.

435. cornua: la cornucopia, simbolo di feracità.

437 segg. Ancora una volta la Tracia è citata come regione bellicosa e selvaggia, mediante la menzione di due suoi fiumi.

441. Cfr. VIII, 237.

460 seg. Pliadas … Oriona: cfr. I, 26; IV, 120 seg.

479 seg. Allusione alle orge bacchiche.

513. L’oracolo apollineo di Delfi.



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