Opere scelte by Giuseppe Baretti & Bruno Maier

Opere scelte by Giuseppe Baretti & Bruno Maier

autore:Giuseppe Baretti & Bruno Maier [Baretti, Giuseppe & Maier, Bruno]
La lingua: ita
Format: epub
Google: 4tOowgEACAAJ
Amazon: B00D1CI3Q2
editore: Utet
pubblicato: 2013-05-14T22:00:00+00:00


II

PRIMO CICALAMENTO DI GIUSEPPE BARETTI

SOPRA LE «CINQUE LETTERE»

DEL SIGNOR GIUSEPPE BARTOLI

INTORNO AL LIBRO CHE AVRÀ PER TITOLO:

«LA VERA SPIEGAZIONE

DEL DITTICO QUIRINIANO»*

(1750)

Nella letteraria repubblica qual patente, qual diploma, qual privilegio ha piuttosto uno che un altro, per potere su qualunque materia tra chi che sia palesare il suo sentimento?

BARTOLI (Lettera III)**

QUI COMINCIA IL PRIMO CICALAMENTO

Finalmente anch’io ho spese le mie tre lire e mezza, e ho comprate quelle Cinque lettere del signor Bartoli. Io ne aveva sentite dire tante e tante, e pro e contra quelle, che anch’io ho voluto vederle per giudicarne da me medesimo; e dopo averne letta la prima, ho data così di galoppo un’occhiata all’altre quattro. Ma se l’ho a dire con tutta schiettezza, non mi pare d’avere troppo bene spesi que’ pochi soldi in quel libro, non vi trovando una sola pagina che mi muova a leggerla tutta con piacere, e non vi scorgendo la minima traccia di cosa che mi paia da cavarne vantaggio o per me o per altri. Gli è un libro scritto con tanta ricercatezza di stile, che mi fa morire di stento, come additerò quando verrammi in taglio1 in questo o in altri miei cicalamenti sopr’esso. Ma gli farei ancora grazia dello stile affettato e contra natura, se almeno le cose che dice mi compensassero in qualche picciola parte della seccaggine di quello, se almeno vi trovassi dentro cosa alcuna utile a me o che conoscessi poter riuscire vantaggiosa ad altrui. Ma quale vantaggio può ritrarre la umana società da quel libro? e che può importare alla savia gente il sapere cosa significhino sei figurine intagliate sull’avorio forse duemill’anni fa? Vorrei un poco che il Bartoli o qualche amico suo mel dicesse. Un libro in quarto di trecento pagine sopra un dittico quiriniano, cioè sopra una manifattura d’uno artefice antico, che servì di coperta2 a un libro, confesso il vero, non mi pare che dovesse scriversi da un uomo di senno quale dovrebb’essere il signor abate Bartoli; eppure egli ha voluto imitare, anzi vincere, tanti e tanti moderni perdigiornate, che in somiglievoli inezie vanno spendendo il preziosissimo tempo.

E purtroppo questa è ormai la vera filosofia, questi sono i gravissimi, gl’importantissimi studi de’ saccenti europei d’oggidì. Si è trovato il segreto a’ tempi nostri di scrivere de’ grossi tomi, uno sopra una medaglia, un altro sopra un idoletto, un terzo sopra un tripode, sopra una lucerna, sopra un’urna, sopra un cammeo, sopra un’iscrizione, sopra un canchero… ché quasi l’ho detta. E mi rincresce davvero che il signor Bartoli sia anch’egli nel numero di questi sapienti.

Egli stampò nell’anno 1746 un manifesto, che in greco si chiama, m’immagino io, un «programma», sopra una cosa che a me non pare poi una cosa tanto stupendissima, cioè sopra la coperta d’avorio d’un libro, nella quale sono intagliate, come dissi, alcune figurine; la quale coperta in greco o forse in latino, ché io non me ne intendo gran fatto, si dee chiamare un «dittico»; al quale dittico, perché fu prima d’un papa Paolo3 e poi d’un cardinale



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