11 maggio 1860 by Luigi Mascilli Migliorini;

11 maggio 1860 by Luigi Mascilli Migliorini;

autore:Luigi Mascilli Migliorini; [Migliorini;, Luigi Mascilli]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: i Robinson / Letture
ISBN: 9788858153253
editore: edigita
pubblicato: 2023-11-15T00:00:00+00:00


V.

Lo sbarco

In quei giorni il conte non aveva mai perso di vista il suo corsaro. Da Torino lo aveva seguito quasi ora per ora, dosando i suoi interventi a misura delle circostanze e, ovviamente, dei propri obiettivi. Il 7 maggio, inviò a Costantino Nigra un telegramma e, in termini severi, gli annunciò la partenza di Garibaldi. Nessuna traccia della durezza del suo sdegno e della sua (simulata?) irritazione si ritrova, però, in quello che egli scrisse poi in quello stesso giorno. Telegrafò a Cagliari e a Sassari ordinando di arrestare il generale e i suoi volontari se si fossero affacciati alle coste della Sardegna, non ignorando certamente che una rotta da Genova alla Sicilia difficilmente avrebbe toccato l’isola. Fu ancora più esplicito con il capitano D’Aste che, invece, con una piccola squadra si trovava in quel momento in acque siciliane. Dandogli la notizia di “due piroscafi, Piemonte e Lombardo, della Società Rubattino e Comp., avendo a bordo il generale Garibaldi ed un numero di individui intenzionati, a quanto credesi, di recarsi in Sicilia”, il conte sapientemente aggiungeva: “ella dovrà rimanere estranea a tutto quanto può riferirsi allo scopo del loro sbarco, né prendervi la menoma ingerenza”.

La sera del 7 maggio, mentre a Talamone Garibaldi raccoglieva viveri e munizioni, Cavour era sicuro che la spedizione sarebbe arrivata in Sicilia. Bisognava soltanto salvare le apparenze. Solo il giorno successivo, quando ormai il carico dei rifornimenti era tutto a bordo, fece, perciò, giungere al generale Durando l’ordine di ritirare la compagnia dei bersaglieri da Orbetello, temendo, probabilmente, che insieme a vettovaglie e cannoni, il Piemonte e il Lombardo potessero imbarcare anche quei soldati di Sua Maestà che le sirene dell’avventura garibaldina avessero incautamente indotto alla diserzione. Vere e proprie istruzioni di prendere il largo e fermare i due bastimenti se si fossero avvicinati alla costa toscana, il capitano Albini, comandante della fregata Vittorio Emanuele, le ebbe solo a tarda sera del 10 maggio, quando le navi, già molto lontane, erano quasi in vista di Marsala. È vero che, in quello stesso giorno, era partito l’ordine di arrestare la colonna Zambianchi, ma questo accadde non perché Cavour temesse davvero che fosse quello il vero scopo dell’impresa di Garibaldi o ignorasse dove egli si trovasse in quelle ore, ma perché nella tempesta diplomatica che si era scatenata all’indomani della partenza da Quarto non doveva esserci il minimo dubbio sulla contrarietà del governo di Sua Maestà il re di Sardegna ad ogni tentativo di minacciare la sicurezza delle terre del papa. Anzi, quella esibita severità contro un nemico inconsistente serviva egregiamente a mascherare la sostanziale complicità con il vero progetto eversivo.

Il capolavoro del conte in quei pochi giorni è raccontato da Carlo Persano nelle sue Memorie. Persano, diventato due mesi prima ammiraglio della Marina militare sarda, annota nel suo Diario alla data del 3 maggio (due giorni prima, quindi, della partenza dei Mille): “Ricevo istruzioni di partire quanto prima, senza far uso delle macchine, e condurmi ad incrociare con i legni della divisione, ridotti alla Maria



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