(Arabesk 01) Pashazade by Jon Courtenay Grimwood

(Arabesk 01) Pashazade by Jon Courtenay Grimwood

autore:Jon Courtenay Grimwood [Grimwood, Jon Courtenay]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fantascienza
editore: Zona 42
pubblicato: 2015-08-11T16:00:00+00:00


31

Seattle

– Dove pensi di andare?

ZeeZee si fermò sui gradini mentre il portiere lo guardava con lo stesso sguardo che chiunque lavori in un locale dedica ai vagabondi, ai venditori ambulanti e ai fattorini che hanno preso l’entrata sbagliata.

– Ho questo. – ZeeZee sollevò leggermente la scatola di cartone che aveva tra le braccia e attese. Ciò che le persone pensavano di vedere era, di solito, quello che vedevano: una scorciatoia del pensiero. ZeeZee aveva circa cinque anni quando l’aveva capito. Il portiere si aspettava ospiti eleganti o qualche fattorino troppo idiota o ignorante per riuscire a trovare da solo l’entrata di servizio sul retro.

Per cui ZeeZee decise di dargli quello che si aspettava.

– Dove glielo metto? – ZeeZee poteva anche sembrare stupido, in quel momento, ma se la stava giocando in modo furbo, molto furbo… Le persone poco furbe che deludevano Hu San di solito finivano per avere degli incidenti. Le persone abbastanza intelligenti da sentirsi deluse da se stesse decidevano di assaggiare la canna della pistola, per risparmiare a Hu San la fatica.

ZeeZee non aveva intenzione di deludere nessuno: né era abbastanza stupido da pensare di potersela filare da Seattle. L’unico modo per salvarsi era confrontarsi con Hu San in modo da trovarsi vivo e perdonato al termine del confronto. Poiché arrivare a lei prima di Wild Boy non gli era stato possibile, il successo dell’operazione dipendeva dall’incontrarla più tardi in un luogo in cui Wild Boy non sarebbe mai andato.

Che Hu San non avesse idea di quell’appuntamento, era chiaro. Le sue serate all’shc erano un affare privato, un’oasi di calma in mezzo alle turbolenze del giorno. Non le era mai neanche venuto in mente che qualcuno potesse sognarsi di interromperle.

Per riuscire a entrare senza farsi notare aveva avuto bisogno di una tuta da lavoro, di un cappellino dei Mariners indossato al contrario, di molta faccia tosta e di una cassa di Mumm d’annata. Non che ZeeZee potesse davvero permettersi dodici bottiglie di champagne, ma qualunque prezzo pagato per salvarsi la vita sarebbe stato accettabile.

– Devi fare il giro, idiota. – Il portiere guardò ancora ZeeZee e poi fece un passo indietro quando una donna snella avvolta in una pelliccia di volpe artica si fermò sulle scale per fargli cenno di far partire la porta girevole.

– Buonasera, Madame. Spero abbiate passato una bella… – Il portiere non era neanche riuscito a finire la frase che ZeeZee si fece avanti di nuovo.

– Mi dica solo dove a chi le devo lasciare, va bene?

Sia la donna in pelliccia che il portiere lo guardarono stupiti.

– Senta, – disse ZeeZee. – Qualcuno dovrà pur firmare per ‘ste cazzo di bottiglie. – Sollevò la scatola ancora più in alto, fino a coprircisi mezza faccia, facendole tintinnare. – Dove le lascio?

La donna lo fissò. Aveva il modo di fare sbrigativo di un giudice, o forse di un avvocato divorzista di quelli alla moda. Qualcuno coi soldi, qualcuno che pensava che gli esseri inferiori, tipo i fattorini, dovessero portarle rispetto. – E lei per chi lavora?

– Perché? – ZeeZee la fissò con uno sguardo preso in prestito da Wild Boy.



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