Big Magic. Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa by Elizabeth Gilbert

Big Magic. Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa by Elizabeth Gilbert

autore:Elizabeth Gilbert [Gilbert, Elizabeth]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Self-Help, Personal Growth, Self-Esteem
ISBN: 9788817089395
Google: Mj86vgAACAAJ
editore: Bureau Biblioteca Univ. Rizzoli
pubblicato: 2016-03-16T00:00:00+00:00


Applicazione

La cosa buffa è che ho tenuto fede a quei voti. L’ho fatto per anni. Lo faccio ancora. Ho infranto molte altre promesse in vita mia (compresa una promessa di matrimonio), ma quella non l’ho disattesa.

Ho tenuto fede a quei voti anche nel caos più totale dei miei vent’anni, un periodo che mi ha vista vergognosamente irresponsabile in qualsiasi altro ambito. Eppure, a dispetto dell’immaturità, del menefreghismo e dell’irrequietezza, ho continuato a onorare le mie promesse nei confronti della scrittura con la fedeltà di un pellegrino.

Scrivevo quotidianamente, in quegli anni. Per un po’ frequentai un ragazzo che faceva il musicista e si esercitava ogni giorno. Lui faceva le scale, io mi esercitavo a inventare scenette. Il concetto era lo stesso: tenersi allenati, restare vicini alla propria creatività. Nei giorni no, quando non sentivo alcuna ispirazione, settavo il timer della cucina su trenta minuti e mi mettevo lì a scrivere una cosa qualsiasi. Avevo letto in un’intervista a John Updike che alcuni dei romanzi migliori sono stati scritti lavorandoci un’ora al giorno, e pensavo di potermi ritagliare anch’io trenta minuti quotidiani per dedicarli al mio lavoro, qualsiasi cosa stesse accadendo o per quanto male pensavo stessero andando le cose.

In generale il lavoro andava male. Non sapevo nella maniera più assoluta cosa stavo facendo. Pretendevo di intagliare l’avorio indossando un guanto da forno. Ci mettevo una vita a fare tutto. Non avevo elasticità, non avevo un piano strategico. Potevo impiegare anche un anno intero per finire un racconto breve. Per la maggior parte del tempo, comunque, imitavo semplicemente i miei autori preferiti. Passai per una fase Hemingway (a chi non è successo?), ma anche per un’intensa fase Annie Proulx e per un’imbarazzante fase Cormac McCarthy. D’altra parte all’inizio si fa così, prima di innovare bisogna imitare.

Per un po’ cercai di scrivere come una romanziera gotica del Sud, perché quella mi sembrava una voce esotica rispetto alla mia sensibilità di stampo New England. Non ero tuttavia granché convincente, anche perché non ho mai vissuto al Sud neanche per un giorno. (Un amico originario di quelle parti, dopo aver letto una delle mie storie mi disse esasperato: «Ci hai messo tutta questa gente seduta fuori sul portico a mangiare noccioline e non sei mai stata seduta sotto un portico a mangiare noccioline in tutta la tua vita! Hai un bel coraggio!». Be’, si fa quel che si può.)

Non era facile, ma non era quello il punto. Non avevo mai preteso che scrivere fosse facile. Io volevo che fosse interessante. E lo era sempre. Anche quando non riuscivo a farlo bene, continuavo a trovarlo interessante. Ed è ancora così. Niente al mondo mi ha mai interessata di più. È questo profondo interesse il motivo per cui ho continuato a lavorare anche senza segni tangibili di successo.

E lentamente sono migliorata.

È una regola piuttosto semplice e generosa della vita quella secondo cui più pratichi una determinata cosa e più diventi bravo a farla. Ad esempio, se avessi passato anni a giocare a basket ogni giorno, o a



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