Grammatica dell'italiano adulto. L'italiano di oggi per gli italiani di oggi by Vittorio Coletti

Grammatica dell'italiano adulto. L'italiano di oggi per gli italiani di oggi by Vittorio Coletti

autore:Vittorio Coletti [Coletti, Vittorio]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Linguistica, Saggistica
ISBN: 9788815324092
editore: Società editrice il Mulino, Spa
pubblicato: 2015-06-24T22:00:00+00:00


Capitolo quinto

Parole prima di altre (articoli, preposizioni, congiunzioni)

Ci occupiamo qui di tre categorie di parole che hanno in comune una caratteristica. Non possono (se non con poche eccezioni) chiudere una frase o comunque precedere una pausa; debbono avere qualche altra parola dopo di sé e a volte anche prima. Sono gli articoli, le preposizioni e le congiunzioni.

La forma degli articoli

L’italiano usa due tipi di articoli: quello definito o determinativo e quello indefinito o indeterminativo. Non è un fenomeno così diffuso nelle lingue; qualcuno ha calcolato che un sistema come quello italiano è condiviso solo dal 10% delle lingue del mondo. Ad esempio, il latino non lo aveva e l’italiano (come le altre lingue neolatine) ha ricavato il suo articolo determinativo dall’aggettivo dimostrativo latino illum, che ha attenuato la sua funzione deittica (indicativa) originaria e via via assunto quella di articolo (l’articolo determinativo si ricorda però dell’antico illum da cui discende, come nel verso di Carducci «I cipressi che a Bolgheri alti e schietti / van da San Guido in duplice filar», dove i si potrebbe tranquillamente sostituire col dimostrativo quei). L’articolo in italiano non solo aiuta a identificare il nome, ma a volte anche a riconoscerne il genere («il/la preside») o a determinarne l’appartenenza alla classe dei nomi (come quando un verbo o un aggettivo o una congiunzione o un avverbio diventano nomi: «il piacere», «un bel vedere», «l’amaro in bocca», «il perché», «i se»).

L’italiano non dà troppi problemi ai suoi parlanti sull’uso dell’articolo determinativo, per quanto questa parolina sia, come si è detto, un’innovazione rispetto al latino classico e per quanto nella storia della nostra lingua sia non poco cambiata di forma e ne abbia più d’una (per il maschile singolare il, lo e l’, per il plurale i e gli, per il femminile singolare la e l’, per il plurale le). Anche la sovrapposizione nella stessa forma della funzione di articolo e di quella di pronome personale (lo, la, le, gli, in passato pure il, possono fungere anche da pronome) non crea imbarazzi al parlante. I pochi casi potenzialmente equivoci non sono davvero tali (chi confonderebbe «l’amo da pesca» con «io la amo»? E se anche il pronome la fosse eliso e dicessimo «io l’amo», provvederebbe il contesto) e spesso la stessa differenza di comportamento nell’elisione chiarisce i ruoli, per cui «l’obbligo» si distingue da «lo obbligo», perché l’articolo lo è obbligatoriamente eliso davanti a vocale, mentre il pronome lo è solo facoltativamente (e sempre meno di fatto): «io non lo obbligo a far niente». Oggi non abbiamo problemi a usare il o lo o l’ a seconda della parola maschile cui si unisce («il cane», «il treno», «il clima», «lo stato», «lo psicologo», «lo slargo», «lo zero», «l’amico»): cioè il davanti a consonante semplice o consonante (eccetto s) seguita da r o l; lo integro davanti a gruppo consonantico diverso dai precedenti o davanti a z; lo eliso davanti a vocale. Al femminile la, integro, davanti a consonante («la casa», «la scatola»), elide in l’ davanti a



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