Vento in scatola by Marco Malvaldi

Vento in scatola by Marco Malvaldi

autore:Marco Malvaldi [Malvaldi, Marco]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Narrativa
ISBN: 9788838939358
editore: Sellerio
pubblicato: 2019-05-09T22:00:00+00:00


Nove

– Allora, Salim Mohammed Salah. Puoi sederti.

Il vicecommissario Paoli indicò una sedia davanti alla sua scrivania, esattamente di fronte alla foto di una donna in bikini rosso – la moglie di Paoli, pensò Salim sedendosi. Se fosse stato in un altro momento, probabilmente Salim avrebbe proseguito pensando che il vicecommissario Paoli era fortunato, perché la moglie era veramente un gran pezzo di gnocca; un giudizio brutale, basato sulla sola apparenza estetica, ma se avete presente come il maschio medio valuta la foto di una donna poco vestita, tenete conto che il maschio detenuto è un vero e proprio cultore della materia.

In quel momento, però, l’argomento «moglie di Paoli» venne subito accantonato, e Salim si concentrò sul marito – non suo, della moglie, cioè Paoli stesso, di sicuro lo avevate capito ma siamo nel regno della burocrazia e certe cose è bene specificarle in modo non ambiguo, se per caso un giorno doveste scontare qualche anno di carcere cercate di ricordarvene. Paoli, si diceva, si sporse sulla scrivania e parlò prima di alzare gli occhi.

– Mi racconti, per favore, cosa è successo?

E Paoli, mentre parlava, alzò lo sguardo sul detenuto.

Alessandro Paoli aveva due occhi colore azzurro chiaro, che facevano colpo sulle donne e anche sugli uomini. Puoi fidarti di me, avevano detto quegli occhi a una ragazza in bikini rosso, tanti anni prima.

La stessa cosa, adesso, la stavano dicendo a Salim, anche se con intenzioni diverse.

– Signor vicecommissario, io ho soltanto…

– Parti dall’inizio, Salim. Come ci siete arrivati, a questa cosa?

– Allora, signor vicecommissario, oggi è il quarto giorno di Ramadan…

– Ramadan?

– Ramadan, assistente. Il mese di digiuno. Ogni buon musulmano deve astenersi dagli atti impuri, e non può toccare cibo e acqua fino al tramonto.

Gualtiero Molisano guardò Salim con aria di dubbiosa disapprovazione. All’inizio della settimana, quando aveva notato che Salim non aveva ordinato né maiale né vitello né alcun altro tipo di animale atto a venire arrostito, aveva pensato che il ragazzo stesse male, ma la dura realtà era un’altra.

– Ma tu non mi avevi detto di non essere musulmano?

– Io no, ma i miei genitori sì. Mi sono abituato. Più o meno tutti in Tunisia fanno Ramadan, dove vivo io. L’ho sempre fatto. Fa bene alla salute.

– Alla tua, di salute, fa bene… – commentò Molisano con amarezza. – Non puoi toccare cibo né acqua. E quindi? Devi aspettare di notte, per mangiare?

– Di notte, sì. Quando tramonta il sole.

Molisano guardò l’orologio. Le una e dieci. Il suo turno finiva alle sei. E il sole tramontava verso le otto. Non c’era speranza.

– Si rompe il digiuno mangiando un dattero, di solito, perché così fece il Profeta – continuò Salim, mimando il gesto di mettersi un frutto in bocca con le dita. – E poi si mangia. E quando finisce il Ramadan, c’è una grande festa, Eid-al-Fitr. Ci si riunisce tutti insieme per ringraziare Allah di averci dato la forza di praticare un mese di digiuno.

– Lo dici come se ci credessi.

– Lei ci crede a Babbo Natale, assistente?

Molisano guardò Salim di traverso per un attimo, poi si aprì in un sorriso lento.



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