Neverwhere by Neil Gaiman

Neverwhere by Neil Gaiman

autore:Neil Gaiman [Gaiman, Neil]
La lingua: eng
Format: epub
ISBN: 9788834711767
editore: Fanucci
pubblicato: 2006-12-14T04:00:00+00:00


Era voluminoso e facoltoso, il signor Stockton: una vignetta d'uomo, con una circonferenza enorme, molti menti e un grande stomaco. Aveva superato i sessanta; i capelli erano grigio-argento, e li teneva troppo lunghi sulla nuca perché vedere che teneva i capelli troppo lunghi metteva a disagio la gente, e al signor Stockton piaceva molto mettere la gente a disagio.

Paragonato a Arnold Stockton, Rupert Murdoch era un losco speculatore di quart'ordine e il defunto Robert Maxwell una balena arenata. Arnold Stockton era un pitbull, ed era proprio cosi che spesso lo ritraevano i caricaturisti.

La Stockton possedeva un po' di tutto: satelliti, quotidiani, case discografiche, parchi di divertimento, libri, periodici, fumetti, stazioni televisive, compagnie cinematografiche.

«Il discorso lo pronuncio subito» disse il signor Stockton a Jessica come preambolo. «Poi me la svigno. Ci torno un'altra volta, senza tutti quei palloni gonfiati tra i piedi.»

«Bene» disse Jessica. «Si. Subito il discorso. Certo.»

Quindi lo condusse al piccolo palco e sul podio. Per ottenere il silenzio fece tintinnare le unghie contro un bicchiere. Nessuno ci fece caso, perciò prese il microfono e disse «Scusatemi.» Questa volta la conversazione si acquietò. «Signore e signori. Stimati ospiti. Vorrei dare a tutti voi il benvenuto al British Museum» disse «e alla mostra, sponsorizzata dalla Stockton, 'Angeli sull'Inghilterra', e in particolar modo all'uomo cui dobbiamo tutto questo, il nostro direttore generale e presidente del Consiglio di amministrazione, il signor Arnold Stockton.»

Gli ospiti si misero ad applaudire, senza avere dubbi riguardo a chi avesse raccolto la collezione di angeli e, peraltro, pagato lo champagne.

Il signor Stockton si schiari la voce. «Bene» disse. «Non sarà una cosa lunga. Quando ero piccolo, venivo al British Museum al sabato, perché l'ingresso era gratuito e a casa non giravano molti soldi. Però salivo gli alti gradini per raggiungere l'entrata e scendevo in questa sala sul retro per guardare quest'angelo. Era come se sapesse cosa pensavo.»

(Clarence rientrò nella stanza affiancato da un paio di guardie della sicurezza. Indicò Richard, che si era fermato ad ascoltare il discorso del signor Stockton. Porta stava ancora esaminando i pezzi esposti. «No, lui» Clarence continuava a ripetere alle guardie, in tono sommesso. «No, guardate, proprio là. Visto? Lui.»)

«Comunque. Come tutte le cose che non vengono custodite con attenzione» continuò il signor Stockton «è andato in rovina, caduto a pezzi sotto gli stress e le tensioni dei tempi moderni. È marcito. È andato a male. Be', ci è voluta un carrettata di soldi» fece una pausa per dare maggior peso all'espressione - se lui, Arnold Stockton, pensava fosse una carrettata, di carrettata certamente si trattava - «e decine di artigiani hanno passato un sacco di tempo a restaurarlo e a sistemarlo. Dopo Londra, la mostra andrà in America, poi in tutto il mondo, cosi forse potrà ispirare qualche altro piccolo birbante senza un soldo a costruirsi un impero nelle comunicazioni.»

Si guardò intorno. Rivolto a Jessica mormorò, «E adesso che faccio?»

Lei indicò il cordone a lato del sipario.

Il signor Stockton tirò il cordone e il sipario ondeggiò e si apri, rivelando un vecchio portale.



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