L'affare Vivaldi by Federico Maria Sardelli

L'affare Vivaldi by Federico Maria Sardelli

autore:Federico Maria Sardelli [Sardelli, Federico Maria]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, General, Historical
ISBN: 9788838933561
Google: h_7bCgAAQBAJ
editore: Sellerio
pubblicato: 2015-09-19T22:00:00+00:00


9

Venezia, sabato 20 maggio 1780

Quando comincia ad albeggiare, in quelle giornate nitide di primavera inoltrata, il cielo si stacca pian piano dalla laguna con cui era rimasto impastato durante la notte e il Canal Salso, per chi s'imbarca da Mestre per Venezia, diventa subito una striscia di specchio che raccoglie ogni chiarore lontano e taglia in due i campi ancora intrisi dal nero della notte. La lingua d'acqua diventa allora sempre più lucente e pare allargarsi man mano che s'avvicina alla laguna, ma è soltanto un effetto della luce che guadagna anche i campi e che rende tutto più largo e orizzontale.

Sulla riva destra del canale, appena subito fuori da Mestre, un gran viavai di servi caricava bauli, sacchi e ceste su due peate; accanto, l'ambasciatore delle loro maestà imperiali e reali, il conte Giacomo Durazzo, si accomodava dentro alla cabina del gondolone a quattro remi assieme al conte Girolamo Diedo, il gentiluomo che in villa teneva volentieri compagnia all'ambasciatore e in città teneva ancor più volentieri compagnia all'ambasciatrice quando si trovava da sola nel palchetto del teatro. Le barche dettero remo verso Venezia e solo quando furono vicine a uscire in laguna partì anche, più indietro di diverse leghe, la barca della contessa Ernestine Ungnad von WeiBenwolff, divenuta signora Durazzo nel 1750, una delle più belle donne di Vienna, ancora assai piacente nonostante i suoi quarantott'anni, accompagnata dalle dame del suo seguito: erano partite in ritardo perché Ernestine odiava svegliarsi così presto e pur di non darla vinta a Giacomo restò polemicamente a letto un'altra mezz'ora.

Quando il gondolone uscì in laguna il sole era ormai alzato e lo si vedeva a perpendicolo proprio sopra a Murano.

La giornata si annunciava magnifica.

"Non vi nascondo, eccellenza, che alla sola vista di Venezia e delle sue beghe rimpiango infinitamente i piaceri della villa, la bella e briosa compagnia e gli svaghi teatrali che abbiamo goduto nel vostro casino di Mestre.

E ho già nostalgia della vostra piccola Versaglia".

"Non lo dite a me. Voi siete veneziano e mi dispiace parlare così della vostra patria, ma conoscete bene quanto abbia in uggia questa città morta e chiusa. Conosco anche quanto siano stolte e vane le lamentazioni di chi vive in provincia e sta sempre a detestare la piccolezza della propria patria, misurandola con le grandi metropoli e opprimendo con un raffronto ingiusto il meritato valore delle proprie cose. Ma, credetemi, dopo la vita di Vienna e Parigi, star qui è come trovarsi ai Piombi".

"Vi compatisco, eccellenza, non posso darvi torto.

Felice è invece la condizione di noi veneziani che, essendo per scarsa attitudine al viaggiare rimasti chiusi dentro le angustie di una dimensione domestica, ci crediamo padroni del mondo e non desideriamo gloria maggiore che starcene a casa nostra".

"Fortunati voi. Io ci patisco, invece".

"Me ne dolgo, eccellenza, ma non date la colpa solo alla città: voi siete ambasciatore, questo è il punto".

"Lo so, per mia sventura. Ma è proprio questo che non sopporto di Venezia: ovunque in Europa un ambasciatore straniero può frequentare, con giusta misura, i patrizi del luogo.



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