I misteri delle soffitte by Carolina Invernizio

I misteri delle soffitte by Carolina Invernizio

autore:Carolina Invernizio [Invernizio, Carolina]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Mystery & Detective, General, Fiction
ISBN: 8863990190
Google: XUVWPMAR4wIC
Amazon: B003YXXL6K
editore: Scrivere
pubblicato: 1930-04-15T16:09:40+00:00


PARTE QUARTA

Dramma fraterno.

I.

La villa Bianca, situata sulla collina di Moncalieri, in un’altura dominante le ville circostanti e lontana da tutte, era un vasto fabbricato, circondato da un parco grandissimo.

Livio Rossano, compratala, vi si era stabilito colla moglie.

Si diceva che tanto il conte quanto la contessa, dopo i dolorosi avvenimenti che avevano funestata la loro vita, sentivano la necessità della solitudine.

Tornati da un viaggio che durò quasi due anni, si erano ritirati alla villa Bianca, e da tre anni che vi abitavano

nessuno aveva ancora veduto la contessa: essa non riceveva, nè voleva vedere alcuno.

La servitù era stata cambiata. Celia fu rimandata al suo paese, e al fianco della contessa era una donna di fiducia di Livio: il conte non aveva preso cameriere, perchè diceva di attenderne uno che doveva venire da lontano e l’aveva servito altre volte con perfetta devozione. Anche la scelta della cuoca, del cocchiere, del giardiniere e degli altri domestici era stata fatta da lui. Tutti avevano ordini precisi, e guai se li avessero trasgrediti! Nessuno poteva penetrare negli appartamenti del conte e della contessa senza essere chiamato. Si sapeva che il conte e la contessa non mangiavano insieme, ma nessuno ne stupiva, perchè Bianca, per la sua salute malferma, aveva bisogno di un regime particolare. Del resto, se qualche volta si bisbigliava in cucina sui rapporti fra marito e moglie, quelle voci non uscivano al di fuori e nessuno avrebbe pensato a trasgredire gli ordini del conte.

La contessa Bianca aveva ereditato dal padre un patrimonio colossale ed aveva lasciato piena procura al marito di amministrarla.

Ed il conte non abusava di quella fiducia: si sapeva che non giuocava più, non si occupava più di altre donne che della propria.

Eravamo sul finire di maggio. Verso il tramonto di un sabato, sulla lunga erta che conduceva alla villa, saliva penosamente un uomo sui trent’anni, con una valigia e un nodoso bastone. Era un individuo dalla faccia sparuta, circondata da barba folta e lunga, di un biondo cinereo. Il largo cappello di feltro nascondeva la capigliatura. Un fazzoletto di seta gli cingeva il collo.

Egli si fermava ad ogni tratto per guardarsi attorno. Sulla sua bocca esangue errava un sorriso di soddisfazione. L’uomo era giunto quasi alla metà dell’erta, quando un altro individuo che veniva dalla villa gli si fece incontro correndo.

- Fabio, Fabio, sei tu, finalmente! - esclamò. L’uomo, lasciando cadere valigia e bastone, stendeva le mani scarne, balbettando:

- Voi? Voi, conte? Quanto siete buono! La gioia di rivedervi mi fa dimenticare tutto! -

Barcollava. Livio, giacchè era lui, lo trasse al suo petto e lo baciò.

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- Se tu sapessi come ti attendevo! - mormorò. - Io ho bisogno di avere un amico come te al fianco. Non credo più a nulla, all’infuori di te!

- Tutta la mia vita vi è dedicata…. - rispose Fabio con voce alterata, tremante.

- Grazie, ma ora cerca di rimetterti! Devi essere stanco; perdonami di averti fatto venire a piedi dalla stazione, ma non volevo dar sospetti.

- Non sento più alcuna fatica vicino a voi! -

E lo guardava, mentre camminavano vicini.



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