La guerra dei vampiri by Nancy Kilpatrick

La guerra dei vampiri by Nancy Kilpatrick

autore:Nancy Kilpatrick [Kilpatrick, Nancy]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-12-15T08:38:17+00:00


CAPITOLO 16

La sera seguente, David lasciò la stretta striscia d’asfalto a due corsie, svoltando a venti chilometri a nord di Tofino, un paese di pescatori sulla costa del Pacifico dell’isola di Vancouver. Dopo pochi minuti si stava dirigendo verso una grande casa a due piani di cedro rosso, circondata da un fitto bosco di rigogliosa cicuta e abeti Douglas alti novanta metri. Davanti c’era parcheggiata una Lincoln nera.

Non aveva un piano. Ma il fatto che la casa fosse isolata lo aiutava. Non voleva trascorrere molto tempo lì: giusto il necessario per scoprire cosa fosse quello strano complotto e poi ritornare da Kathy. Lei stava bene, do-po aver bevuto senza paura il suo sangue nelle ultime due notti, ma sapeva che cominciava ad avvertire dei cambiamenti, limitati dato che erano ancora a quello stadio. Aveva in mente di portarla via dalla città, da qualche parte in campagna, o magari vicino all’oceano, in modo da poterla risve-gliare in un ambiente gradevole. Voleva che la sua trasformazione fosse piacevole tanto quanto la sua era stata terribilmente violenta.

Prima che raggiungesse la porta, questa si aprì.

«David, benvenuto!», disse Reesone con la sua voce più amabile. «Qua, dammi la giacca».

Dietro Reesone c’erano due grossi uomini che sembravano body builder.

David sentì un campanello d’allarme accendersi da qualche parte dentro la sua testa. Ma varcò la soglia entrando nella stanza principale.

«Harry. Bill». Il tono di Reesone era annoiato. Appese la giacca ad un piolo. «David Newby, giornalista di “Fame and Wealth”, non è così?».

Con sollievo di David, i due uomini fecero un cenno e si diressero su per le scale. Non che avesse pensato che gli avessero teso una trappola: erano solo mortali, dopotutto, e lui sapeva di poterli affrontare entrambi, compreso Reesone, anche se gli si fossero scagliati contro contemporaneamen-te, ma stava succedendo qualcosa, e lui voleva arrivare a comprendere co-sa.

Quel posto era un casino da caccia. C’era un camino di proporzioni con-siderevoli con sopra una testa d’alce torreggiante con tanto di corna. Una cassa in noce laccato e vetro piena di fucili occupava gran parte di una parete. L’edificio puzzava di marcio e sangue rancido, almeno per l’olfatto sensibile di David.

«Interessante, non è vero?», disse Reesone, accendendosi una sigaretta nera, ed evitando di guardarlo direttamente. «Fanno battute di caccia qui, grandi battute. Un gioco impossibile. Mai stato a caccia, David?».

Di profilo gli occhi dell’uomo quasi ardevano, e David si chiese se fosse sotto effetto di qualche droga, benché non riuscisse a sentire altro odore che quello del dopobarba, e del sangue.

Ma, prima di poter continuare con quelle riflessioni, Reesone parlò.

«Permettimi di farti dare un’occhiata in giro prima di cominciare. Magari puoi scrivere nel tuo pezzo di questo posto. C’è una stanza in particolare che credo troverai interessante».

David decise di stare al gioco. C’erano solo quei tre: riusciva a sentirlo.

E continuava ad avvertire una sensazione, ma non era in grado di venirne a capo. Aveva bisogno di tempo per sentire le cose.

Cominciarono dal seminterrato, una cantina per i vini che puzzava di muffa, si spostarono quindi nell’enorme



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