Manuale dell'automobilista incazzato by Gioele Dix

Manuale dell'automobilista incazzato by Gioele Dix

autore:Gioele Dix [Dix, Gioele]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-12-15T07:56:11+00:00


Alcuni contrattaccano da veri uomini della strada e ti fanno capire la loro opinione, anche senza che un giornalista di passaggio li intervisti.

Ci sono i grafomani, che ti lasciano infilato fra tergicristallo e vetro un manoscritto, sempre lievemente sgrammaticato, nel quale ti spiegano le principali regole del vivere civile e poi ti insultano tentando la chiave di una maldestra ironia.

“Gentile signore ma non si è mai chiesto che i suoi porci comodi fanno a pugni con il diritto degli altri citadini di usuffruire del marciapiede perché ci ha parcheggiato o forse crede che noi siamo trasparenti e pasiamo oltre il gran bastardo che e lei?” È quasi una letteratura di genere, prodotta su foglietti standard a quadretti grandi, opera probabilmente di quegli stessi personaggi che scrivono lunghe, rognose e lamentose e-mail ai direttori dei giornali. Con il vantaggio che, almeno quelle, gli vengono corrette automaticamente dal computer.

Conviene conservare il foglietto e rileggerselo nelle serate piovose d’inverno, per fare quattro risate e tirarsi un po’ su il morale.

Poi ci sono i raffinati, che usano un linguaggio non verbale e parlano agli automobilisti in un codice di segni, peraltro perfettamente comprensibili.

Per esempio, trovi i tuoi tergicristalli sollevati, come a dirti: “Se la parcheggi così, mi dai molto fastidio, su questo non ci piove.”

Oppure, noti che lo specchietto laterale è stato forzato e spinto in avanti.

Il senso è palese:

“Mi hai lasciato poco spazio, per passare stavo per giocarmi la milza.” È gente di tutto rispetto, della quale va apprezzato lo sforzo di comunicare senza ricorrere a banalità e insolenze tipiche del nostro disperante quotidiano.

Personalmente, di fronte a questo genere di messaggi, reagisco col massimo riguardo e non parcheggio più a quel modo e in quel punto (a volte è sufficiente spostarsi di qualche metro in avanti o indietro).

Infine ci sono i grafomani non raffinati, che non usano né la scrittura, né un codice di segni, bensì la scrittura in segni, primitiva, ma molto efficace.

Usano preferibilmente una chiave.

Inutile aggiungere altro.

La chiave di lettura è una sola:

“Via di qua o alla prossima ti sfondo i fari con un martello.” SUL MARCIAPIEDE: COME?

Stabilito che il posteggio sul marciapiede è un’operazione a rischio, bisogna attrezzarsi a compierla con un approccio psicologico del tutto speciale.

La parola d’ordine è: disinvoltura.

Se l’automobilista si mostra sufficientemente sicuro di sé, il più è fatto.

Naturalmente, bisogna essere anche tecnicamente preparati.

La salita sul marciapiede è la prova del nove.

Si deve affrontare il gradino obliquamente, una ruota per volta, lenti, ma risoluti.

Chi si ostina nel tentativo di montare rabbiosamente a perpendicolo fa un sacco di rumore, attira l’attenzione, si riempie di ridicolo e consuma almeno tre quarti di frizione in un colpo solo.

Anche il punto di salita è decisivo.

Inutile, anzi dannosa è la pretesa di zompare dove il marciapiede ricorda in altezza i gradoni degli antichi santuari aztechi o maya.

Una sola regola vale in questi casi: l’auto è molto più bassa di qualunque pessimistica previsione. Un botto tremendo e un sinistro raschio ne daranno scientifica conferma.

Altro paio di maniche è se si è a bordo di un fuoristrada.



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