Accadde a Chicago by Day Keene

Accadde a Chicago by Day Keene

autore:Day Keene [Keene, Day]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2014-02-14T23:00:00+00:00


10

Con l’avanzare del giorno aumentava la temperatura. Poco tempo prima, la stagione era stata primaverile; poi era tornato a farsi sentire l’inverno. Adesso era di nuovo primavera. Il vento soffiò in direzione sud, scomparvero le nubi grigie, e il sole caldo vinse tutto il cielo. Cominciarono a sciogliersi i grossi mucchi di neve sudicia ammassati lungo i marciapiedi. Rivoli d’acqua nerastra si precipitavano gorgogliando negli scarichi. La neve che ancora copriva i marciapiedi diventava poltiglia.

Buon segno? Jackson lo sperava.

Guidava preoccupatissimo di osservare i regolamenti sulla circolazione. Che bello, il ritorno a Chicago. Gli faceva sempre pensare a una donna capricciosa, Chicago; ora conformista, poi dissoluta, ora calda, poi fredda, in continuo mutar di propositi, ma sempre giovane, cordiale, quasi sempre bella, qualunque fosse lo stato d’animo del momento.

Fermò a tre isolati dallo sparso complesso di edifici che formavano il Cook County Hospital. Spento il motore, rimase immobile per qualche istante, con la mano stretta intorno al calcio della pistola che aveva in tasca. Nessuno, però, si avvicinò alla loro auto. Nessuna macchina si accodò alla sua. Non si udì lamento di sirene. A quanto gli risultava nessuno aveva tenuto d’occhio l’auto nera. Nessuno l’aveva seguito da Clark Street.

Sceso di macchina, prese in braccio Olga. Come tutti i bambini, Olga avrebbe voluto correre nella neve; ma Jackson, per evitare che si bagnasse i piedi, e per guadagnar tempo, preferì portarla in collo su per la scalinata.

Col paltoncino di lana, la piccola aveva caldo. Jackson sbottonò anche lo sdrucito giubbotto che indossava lui. Il vecchio aveva fatto un buon affare. Si era tenuto un cappotto che valeva duecento dollari, e gli aveva rifilato quel giubbotto che da nuovo, sì e no, doveva esserne costato dieci. E poi, con quel caldo, emanava un tanfo di canfora e naftalina da togliere il respiro.

Si guardò riflesso in una vetrina. Cappellaccio e giubbotto fornivano un travestimento efficace quanto gli altri che poteva escogitare. Con la barba di due giorni e quella bambina lentigginosa in un braccio, era proprio un Jim Borroughs di Rural Route 1, Ames, Illinois.

Lo sportello dei visitatori era affollato di parenti in angustie, maschi e femmine, bianchi e negri, di tutte le razze e religioni.

Olga accusò con una vocina: — Ma questo è un ospedale.

— Eh, sì — confessò Jackson. — È un ospedale.

E adesso che era arrivato dove aveva voluto, gli sarebbe piaciuto sapere che pesci prendere.

— È qui, Thelma?

— Sì.

Olga cominciò a piangere pian piano. — Le hanno fatto male?

Jackson accarezzò la schiena della bimba. — Un po’. Ma guarirà presto.

— Davvero?

— Davvero.

Olga smise di piangere, e chiese, con aria fiera: — Chi le ha fatto male? — E poiché Jackson esitava, aggiunse: — Scommetto che è stato l’uomo grasso che ha fatto cadere quello coi capelli bianchi e gli ha fatto uscire tutto il sangue dalla faccia.

Jackson trattenne il fiato, sperando che la piccola continuasse. Ma Olga non aggiunse altro. Ricominciò a piangere.

— Su, da brava — le disse Jackson con dolcezza. — Che cosa ti dirà Thelma se ti vede la faccina rigata di lacrime?

Olga si passò il dorso della mano sulle guance.



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