b43cad8764a69b711a9fd806e9b2c071 by Unknown

b43cad8764a69b711a9fd806e9b2c071 by Unknown

autore:Unknown
Format: epub


Penso le mani, le tue belle mani

Sono passati per farle duemila

anni di storia di Francia...

Togliatti capì, mostrò anche di divertirsi e finì col risolvere a proprio vantaggio quella piccola provocazione salottiera. In Italia, ancora per qualche mese, ci sarebbe stata la monarchia. E il capo del comunismo nostrano, parlando con grande moderazione e con dotta ironia dell’intera dinastia sabauda, riuscì a mostrarsi più imprevedibile di Saba e con quell’imprevedibilità a conquistare definitivamente il poeta.

Frattanto quello che avrebbe dovuto essere un breve soggiorno di Saba in casa nostra, si stava allungando oltre ogni previsione, tanto da porre in termini del tutto inattesi qualche piccolo, bizzarro problema di convivenza. Niente, si capisce, che potesse far ombra all’affetto dei miei verso quell’ospite eccezionale o turbare il sentimento che quest’ultimo dimostrava loro ricordandoli nelle sue Scorciatoie e raccontini.

La questione, a riferirla in due parole, potrà far sorridere.

In casa nostra si faceva, in modo che sospetto fosse un po’

nevrotico, uso e abuso di sapone (al momento era quello rossiccio, odoroso di disinfettante delle truppe alleate), di alcol, di regole e comandamenti ascrivibili a un igienismo di derivazione positivista e comunque datato come le prescrizioni contro il diffondersi della tubercolosi. A dispetto di tutto ciò, benché i giorni della sua permanenza con noi, si potessero contare in settimane, Saba continuava a indossare lo stesso sudicio maglione color rosso scuro.

“Perché non si cambia?”

A questa timida, certamente un po’ imbarazzata domanda della mamma e della nonna, il nostro ospite rispondeva con un sorriso beatamente disarmante. Quasi a replicare dall’alto di chissà quale diversa e a noi sconosciuta logica: perché?

Perché dovrei? Quindi, un po’ giocando e molto facendo sul serio, aggiungeva: “La mia pelle è pulitissima, al punto che non ho bisogno di cambiarmi.”

Un paio di volte, davanti all’espressione fra sbigottita e di aperta riprovazione della mamma e della nonna, Saba rammentò la sua assidua frequentazione dei bagni turchi e insistette a suo modo sulle conseguenze che una tale pratica aveva sugli umori del corpo.

“Che cosa volete da me? Sono molto più che pulito, sono puro” brontolava alla fine con l’aria di considerare un’oziosità la proposta di cambiarsi e di indossare finalmente una camicia di bucato. Ammesso che ci fosse una camicia, almeno una, stivata nel suo valigione a soffietto.

“Che tenerezza!” esclamò Federico Fellini con voce morbida, impastata volutamente di accento riminese, sentendo fare il nome di Bobi Bazlen.

Era un pomeriggio dell’inverno 1992. Poco prima al Caffè Canova, tirando fuori dal portafoglio alcuni versi di Pascoli battuti a macchina su un foglietto, dopo averne dato lettura, Fellini mi aveva chiesto: “Dove, in quale libro ne parla suo padre? È stato Cesare Garboli a suggerirmi le pagine di Debenedetti, ma non ricordo bene l’indicazione di Cesare.”

Poi, all’improvviso, mi aveva invitato a proseguire la conversazione in casa sua. Sapevo che Fellini aveva frequentato a lungo, proprio come Giacomino, Ernst Bernhard. Già dal nostro primo incontro, avvenuto un paio d’anni prima, desideravo chiedergli se avesse conosciuto mio padre. Avevo la sensazione – Fellini era però un grande seduttore e faceva credere ai



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.