Creatura di sabbia by Tahar Ben Jelloun

Creatura di sabbia by Tahar Ben Jelloun

autore:Tahar Ben Jelloun [Jelloun, Tahar Ben]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2012-03-31T22:00:00+00:00


Capitolo dodicesimo: La donna con la barba mal rasata

Dietro, non dietro la scena, ma dietro questa storia si spiega un nastro largo e multicolore; gonfiato dal vento si trasforma in un uccello trasparente; danza sull'ultimo orizzonte come per restituire a questa avventura i colori e i canti di cui ha bisogno. Quando il vento non è che una brezza estiva, il nastro sventola al ritmo regolare di un cavallo che va, all'infinito; sul cavallo un cavaliere con un grande cappello sul quale una mano ha appuntato delle spighe, delle foglie di lauro, e dei fiori di campo. Quando si ferma laggiú, là dove non si distingue piú il giorno dalla notte, su quelle terre dove le pietre sono state dipinte dai bambini, dove i muri servono da sfondo alle statue, là, nel silenzio e nell'immobilità, sotto lo sguardo delle ragazze innamorate, si trasforma in un albero che veglia sulla notte. Al mattino i primi raggi di luce avvolgono l'albero, lo spostano, gli dànno un corpo e dei ricordi, poi lo irrigidiscono nel marmo di una statua con le braccia cariche di fogliame e di frutta. Tutto intorno uno spazio bianco e nudo dove ogni cosa venuta dall'esterno si trasforma in sabbia, cristalli, piccole pietre cesellate.

Di fronte alla statua del mattino, un grande specchio, ma già antico, non restituisce l'immagine della statua, ma quella dell'albero, perché si tratta di un oggetto che si ricorda. Il tempo è quello di questa nudità vivamente colpita e infuocata dalla luce. L'orologio sul muro è una meccanica senz'anima; è stata fermata, alterata dalla ruggine e dal logoramento, dal tempo, respiro degli uomini.

Amici miei! Il tempo è questo sipario che tra poco scenderà sullo spettacolo e avvolgerà il nostro personaggio in un sudario.

Compagni! La scena è di carta! La storia che vi racconto è un vecchio foglio di carta da imballaggio. Basterebbe un fiammifero, una torcia, per rispedire tutto nel nulla, al giorno prima del nostro primo incontro. Lo stesso fuoco brucerebbe le porte e i giorni. Si salverebbe soltanto il nostro personaggio! Soltanto lui saprebbe trovare nel mucchio di ceneri un riparo, un rifugio e la possibilità di proseguire la nostra storia.

Nel suo libro parla di un'isola. Forse è là che adesso abita e indugia, forse è là il territorio interno, l'interno della storia e la sua ulteriore estensione, il bianco infinito del silenzio.

Il nostro personaggio - non saprei come chiamarlo - diventò l'attrazione principale del circo ambulante. Attirava gli uomini e le donne, e faceva guadagnare molto denaro al principale. Era lontano dalla sua città natale e la sua scomparsa non toccò per nulla la grande casa in rovina. Danzava e cantava. Il suo corpo provava una gioia e una felicità da adolescente innamorato. Si nascondeva per scrivere. La vecchia la sorvegliava. Abbas la proteggeva. Ora uomo e ora donna, il nostro personaggio procedeva nella riconquista del suo essere. Non dormiva piú con gli acrobati, ma nel carrozzone delle donne; mangiava e usciva con loro. La chiamavano Lalla Zahra. Quel nome le piaceva proprio. Nessuna nostalgia; ricacciava via l'onda dei ricordi.



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