Donne e dee nel Mediterraneo antico by Paola Angeli Bernardini;

Donne e dee nel Mediterraneo antico by Paola Angeli Bernardini;

autore:Paola, Angeli Bernardini; [Angeli Bernardini, Paola ]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Storia, Critica letteraria, Universale Paperbacks il Mulino
ISBN: 9788815370785
editore: Societa editrice il Mulino Spa
pubblicato: 2022-05-15T00:00:00+00:00


Capitolo settimo

Femminicidi mancati, salvataggi miracolosi, amori corrisposti

1. Storie a lieto fine

Se nelle storie d’amore incontrate fino a questo momento prevale l’aspetto della conquista da parte del maschio, con gli inevitabili risvolti infelici che essa comporta per la vittima, non bisogna dimenticare che anche per gli antichi l’amore era una combinaison d’éléments variés. Un alternarsi di gioia e dolore. Lo vedremo meglio nel capitolo dedicato alle protagoniste del romanzo ellenistico.

Si dirà che questo genere letterario si sviluppa diversi secoli dopo l’epica omerica, l’epica minore, la lirica, la tragedia e che a partire dal IV secolo a.C. la caratterizzazione delle eroine subisce un cambiamento per quanto riguarda la situazione della donna. Un cambiamento che, come osserveremo, è in corso con i tempi e risponde a una realtà storico-sociale mutata. Ottempera, soprattutto, a un diverso gusto del fruitore del racconto. Bisogna, tuttavia, precisare che anche nelle tradizioni mitiche, confluite nella produzione poetica arcaica e classica della Grecia dei secoli precedenti l’epoca ellenistica, l’amore si presentava con varie sfaccettature e non sempre era sfortunato e drammatico. Non mancano, in sostanza, per il genere femminile salvataggi miracolosi, innamoramenti improvvisi e duraturi, happy end per storie amorose iniziate male e continuate peggio.

In alcuni di questi casi nell’intreccio narrativo si segnala la presenza di un intermediario che, per compassione, salva la vittima designata e non esegue l’ordine di procurarle del male o di sopprimerla. A questa tipologia di personaggio risponde Nauplio, viaggiatore per eccellenza, grande marinaio e profondo conoscitore della navigazione. È il prototipo del mediatore che offre i suoi servigi ai potenti che sfruttano il suo intervento per non macchiarsi direttamente di uccisioni, esili, punizioni. Nello storytelling Nauplio riveste il ruolo di colui che prova pietà per le sue vittime e le salva. Emblematica la vicenda di Erope e Climene, figlie di Crateo, re di Creta. Crateo interrogò l’oracolo sulla propria morte e gli fu risposto che doveva morire per mano di uno dei suoi figli. Pieno di spavento consegnò le figlie Erope e Climene a Nauplio, con l’ordine di annegarle. Vedremo nella narrazione relativa ad Auge, nel capitolo IX, che Nauplio salvò le due ragazze e diede in sposa Erope ad Atreo. Egli stesso sposò Climene.

Analogo ruolo, ovvero di colui che prova pietà per le sue vittime, è affidato nel mito a Temisone nella vicenda di Fronima. Secondo Erodoto[1], Etearco, re della città di Oasso nell’isola di Creta, poiché aveva una figlia di nome Fronima, rimasta senza madre, sposò un’altra donna. Costei divenne di nome e di fatto la matrigna della ragazza, infliggendole umiliazioni e macchinando contro di lei. Convinse il marito che la figlia aveva peccato per dissolutezza e il padre si lasciò persuadere e pensò di liberarsi della figlia affidandola, perché venisse affogata in mare, a Temisone, un mercante di Tera, che accettò l’incarico dopo un solenne giuramento. Egli condusse con sé la fanciulla, sciolse le vele e quando fu in alto mare, per liberarsi dal vincolo del giuramento, legò la ragazza con delle funi e la fece calare in mare. Poi, preso da pietà, tiratala su di nuovo, se ne andò con lei a Tera.



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