Pietà e terrore by Giulio Guidorizzi

Pietà e terrore by Giulio Guidorizzi

autore:Giulio Guidorizzi [Guidorizzi, Giulio]
La lingua: ita
Format: epub
editore: EINAUDI
pubblicato: 2023-04-19T12:00:00+00:00


È vero: basta poco per rovinare un uomo che si crede felice. È un’idea fondamentale in Sofocle, e nella cultura tragica: nel momento in cui si sposta il focus dalla saga (come era in Eschilo) all’individualità dell’eroe, ecco che immediatamente emergono la grandezza, ma contemporaneamente i limiti e la fragilità dell’essere umano. Trionfatore prima, sconfitto subito dopo, nel tempo di un battito di ciglia. Questo è il ritmo dell’esistenza umana, e anche un principio fondamentale dell’etica arcaica: «Conosci te stesso» era scritto sul tempio di Delfi. E quando infatti Pindaro celebra la vittoria di un campione ai giochi olimpici, subito fa vedere che nella vittoria presente, nella felicità di un giorno, ci può essere l’ombra della sconfitta che verrà. Essere sóphron, «moderato», e riconoscere il proprio limite è l’atteggiamento di chi è sapiente. Un uomo infatti non può che essere solo davanti al suo destino.

Cosí è Aiace: solo, folle, vittima di un’ingiustizia e di una sorte crudele che lo isola da tutti. Gli dèi gli sono nemici, tutta la vita di Aiace è stata all’insegna del coraggio e della virtú ma nessuna ricompensa gli è data. Ha ragione Ulisse: gli uomini sono un alito di vento.

L’Aiace di Sofocle discende direttamente dal mondo omerico; la sua morale è la virtú, e la stima sociale è una parte essenziale di questa virtú eroica. Omero ha una parola per definire questo sentimento: aidós, «vergogna». Nessuno degli eroi omerici può mostrarsi un vile davanti agli altri, nessuno può rendersi ridicolo o essere offeso senza reagire e Aiace è stato ben attento a osservare fino all’ossessione queste regole. Suo padre è il re di Salamina, Telamone, uno dei compagni di Eracle: è stato lui a insegnare al figlio questo modo di essere, e il figlio ne segue passo passo il valore. «Non renderti indegno del valore che hai ereditato dagli avi» è un principio che in Omero i padri insegnano ai figli guerrieri.

Perciò su questi uomini incombe il timore di essere biasimati, di perdere la stima, e sempre li accompagna l’ansia di mostrarsi i primi, i piú gloriosi, i piú stimati. È una sorta di gigantesco Super-Io che li fa essere quello che sono: è questa l’essenza del loro coraggio. Vivono sotto lo sguardo degli altri e perciò la parola «vergogna» è fondamentale in questo mondo, mentre la parola «perdono» non esiste: niente perdono né per se stessi né per gli altri. Ecco perché nemmeno Aiace può perdonarsi.

Abbassarsi davanti agli altri è una macchia sopra un abito splendente: quello in cui è tessuto il destino della vita. Vivere significa mostrare a tutti un destino smagliante, anche se termina presto e si conclude nel buio dell’Ade.

Quando Aiace torna in sé comprende che ciò che ha compiuto non è la vendetta per l’onore offeso, ma un atto ridicolo, e allora il suo mondo crolla. Che diranno di lui gli altri, come farà a cancellare questa macchia? Suo padre, i suoi amici, e i suoi compagni che diranno? Ha costruito tutta una vita cercando l’onore, ora precipita nel gorgo dell’infamia.



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.