Il codice di Scudder by Lawrence Block

Il codice di Scudder by Lawrence Block

autore:Lawrence Block [Block, Lawrence]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori - Maschera Nera
pubblicato: 1980-05-14T16:00:00+00:00


8

Fu un risveglio difficile. Inghiottii qualche aspirina e scesi al "Red Flame" per farmi un bel po' di caffè. Ma le mani continuarono a tremarmi e lo stomaco seguitò a minacciare di rivoltarsi.

Quello che volevo era bere ancora. Ma sapevo di non doverlo fare. Avevo dei posti in cui andare, gente da vedere e cose da fare. Così insistei con il caffè.

All'ufficio postale della Sedicesima riempii due vaglia: uno da mille dollari e l'altro da quarantacinque. Poi li spedii entrambi ad Anita. Una volta uscito, girai l'angolo e mi diressi alla chiesa di St. Paul nella Nona Avenue. Rimasi seduto là per quindici o venti minuti, senza pensare a niente in particolare. Uscendo, mi fermai di fronte all'effige di Sant'Antonio e accesi un paio di candele per degli amici assenti. Una era per Portia Carr, l'altra per Estrellita Rivera. Infilai quindi cinque banconote da cinquanta dollari nella fessura della cassetta delle offerte e uscii nella fredda aria mattutina.

Con le chiese vivo uno strano rapporto che nemmeno io riesco a capire bene. È cominciato non molto tempo dopo essermi trasferito al mio albergo della Cinquantasettesima. Mi sono messo a passare del tempo in chiesa, ad accendere candele e, da ultimo, a offrire soldi. E questa è la parte più curiosa di tutta la faccenda. Infatti offro la decima parte di tutto quanto guadagno alla prima chiesa in cui mi capita d'imbattermi dopo aver ricevuto un pagamento. Non so cosa fanno con quei soldi. Probabilmente la metà viene spesa per convertire ignari pagani, mentre il resto serve a comprare macchinoni per il clero. Ma io continuo a dar loro i miei soldi e vado avanti a chiedermi perché.

Sono i cattolici, comunque, che ricevono la maggior parte del mio denaro e questo a causa dei loro orari. Le loro chiese, infatti, rimangono aperte più a lungo. Per il resto il mio comportamento è abbastanza ecumenico. Un decimo del primo pagamento fattomi da Broadfield era infatti andato a una chiesa episcopale dalle parti di Portia Carr e, adesso, un decimo del suo secondo pagamento era andato a St. Paul.

Dio sa il perché.

Doug Fuhrmann abitava nella Nona Avenue tra la Cinquantatreesima e la Cinquantaquattresima. Al pianterreno c'era un negozio di ferramenta e, alla sinistra, un portoncino con un cartello che annunciava che si affittavano camere ammobiliate a settimana o a mese. Nell'androne non c'erano né cassette per la posta, né campanelli. Bussai alla prima porta e attesi fino a che una donna ciabattante non venne ad aprirmi. Addosso aveva una vestaglia e, ai piedi, delle pantofole. — Siamo al completo — disse. — Provate tre porte avanti, di solito hanno qualcosa. Le dissi che stavo cercando Douglas Fuhrmann.

— Quarto piano — annunciò. — Vi aspetta?

— Sì — mentii.

— Perché di solito dorme fino a tardi… potete salire.

Mi issai per quattro piani di scale, fendendo gli odori di un palazzo che si era arreso assieme ai suoi inquilini. Ero sorpreso che Fuhrmann abitasse in un posto come quello. Di solito le persone che vivono in camere d'affitto non hanno l'indirizzo stampigliato sugli assegni… anzi, di solito non hanno assegni.



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