La caduta di Shannara - 4. L'ultimo druido by Terry Brooks

La caduta di Shannara - 4. L'ultimo druido by Terry Brooks

autore:Terry Brooks [Brooks, Terry]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2022-09-08T12:00:00+00:00


23

Ajin d’Amphere si alzò prima dell’alba e si vestì nell’oscurità della sua cabina. Si muoveva silenziosa per non svegliare Dar. Aveva già deciso che sarebbe andata in città da sola. Quella notte lui le aveva detto che l’avrebbe accompagnata, e Ajin riusciva a capire perché si sentisse in obbligo di offrirle protezione. Aveva buone intenzioni e l’amava, ormai ne era certa, ma lei non dipendeva da nessuno ed era perfettamente in grado di affrontare qualsiasi situazione. Inoltre non le andava proprio di essere sorvegliata, nemmeno da Dar.

Aveva fatto affidamento solo su se stessa per troppo tempo, mantenendo un’accurata distanza da chiunque altro, compresi amanti, compagni d’armi e amici. Amare qualcuno significava accettare che conservasse la propria indipendenza. Era convinta che Dar faticasse a prenderne atto, ma lei si era fatta strada nel mondo da sola e intendeva continuare così.

Amando Dar con tutto il suo cuore e confessandogli i suoi sentimenti si era già spinta molto più in là di quanto avesse mai fatto in precedenza. Gli aveva permesso di avvicinarsi, ma era arrivato il momento di dire basta. Da sua madre sarebbe andata da sola.

La legna nella stufetta si era ridotta in cenere e nella cabina si gelava. Dopo essersi vestita, Ajin prese le sue armi e uno zaino con le provviste che aveva radunato la sera prima e uscì senza fare il minimo rumore. Camminò scalza per un tratto del corridoio. Quando arrivò agli scalini che conducevano al boccaporto, si infilò gli stivali e salì sul ponte.

Stava ancora nevicando. Respirò l’aria frizzante della notte mentre guardava i pesanti fiocchi che cadevano e si accumulavano, formando un’ampia cortina bianca. Il cielo era coperto e non si vedevano la luna e le stelle. La poca luce che proveniva dalla città lontana e da quattro fuochi smorzati, a prua e a poppa sul ponte della Behemoth, le bastava appena per intuire dove mettesse i piedi. Si avvicinò all’uomo di guardia e gli disse che stava andando in città e che sarebbe tornata il giorno dopo. Gli chiese se fosse disposto a portarla a riva con una navetta.

Lui acconsentì. Ajin sapeva che effetto faceva sugli uomini e come ottenere da loro le risposte che voleva.

Raccomandò alla sentinella dei Corsari che nessuno la seguisse. Stava pensando principalmente a Dar Leah. Si sarebbe arrabbiato, ma alla fine avrebbe capito. Lei avrebbe percorso a piedi le dieci miglia che la separavano dal punto in cui la città era annidata su una scogliera lungo la riva del fiume, avrebbe trovato sua madre e poi avrebbe deciso che cos’altro fare.

Salì a bordo della navetta con la sentinella seduta ai comandi e decollarono, virando verso la costa. Le acque su cui era posata la Behemoth erano nere e insondabili. Non c’era vento, ma l’aria pizzicava a contatto con la pelle del viso. Pur indossando il pesante cappotto invernale e i guanti, Ajin aveva freddo. Le sarebbe passato appena si fosse messa a camminare. Non avrebbe impiegato molto a percorrere dieci miglia. Era abituata a muoversi a piedi. Aveva attraversato marciando innumerevoli nazioni in Eurodia.



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