La fiaba nucleare dell'uomo bambino by Hamid Ismailov

La fiaba nucleare dell'uomo bambino by Hamid Ismailov

autore:Hamid Ismailov [Ismailov, Hamid]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Utopia
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


«Penetrano nell’orecchio

e mi avvolgono in tutta la statura

il suono melodioso e il dolce ritornello

colmandomi il cuore di emozioni.

Se ami, ama come me…

Da un pensiero in segreto si alimenta il mondo

e io mi nutro di speranze.

La mia anima ora sa

e il cuore il corpo mi riscalda…».

A Eržan non erano sfuggiti nei versi della canzone gli accenni penosi al corpo e alla statura.

Quel giorno seguì tutte le lezioni, ma stando seduto all’ultimo banco, da solo. Non uscì dall’aula durante gli intervalli e si finse addormentato quando Ajsulu si accostò alla finestra. Al termine delle lezioni, quando i ragazzi, che durante l’estate erano tutti cresciuti e aumentati in altezza, scemarono a coppie in direzione delle proprie case, Eržan si incamminò sulla via del ritorno, ma questa volta precedendo l’asino e dando le spalle ad Ajsulu, che sedeva triste e silenziosa. Dentro di lui si agitavano sentimenti contrastanti: avrebbe voluto che Ajsulu lo rassicurasse promettendogli che, qualunque piega avessero preso gli eventi, non avrebbe mai smesso di amarlo e che, come gli aveva promesso fin da piccola, avrebbe sposato lui e lui solo. D’altronde si rendeva conto che era già più alta di lui di mezza testa e che se la cosa fosse continuata… No, non poteva pensarci. Quella di Eržan non era banale paura, ma rabbia, una rabbia che gli saliva dalle ginocchia tremanti fino al plesso solare e gli stringeva lo stomaco in una morsa facendogli ronzare la testa: avrebbe voluto uccidersi e uccidere anche lei, torreggiante su quell’asino idiota e ragliante, distruggere la ferrovia e fare a pezzi la steppa, la terra e l’intero cielo.

In questo stato d’animo tornò a scuola ancora per altre due, tre settimane, forse di più, preparandosi ogni giorno all’inevitabile, ma con il timore di ammetterlo a se stesso, mentre i compagni continuavano a crescere non di giorno in giorno, ma addirittura di ora in ora, specialmente Ajsulu, che sotto i suoi occhi stava diventando una vera bellezza. Le ragazze e i ragazzi le gravitavano intorno come astri celesti che orbitano attorno alla luna piena e solo Eržan, col viso terreo, durante gli intervalli, sedeva in disparte con la testa pesante china sul banco, spiando un sorriso sul viso di Ajsulu o una reazione di gioia da parte di qualche Serik o Berik.

Ammazzala! Ammazzati!

Questo pensiero gli pulsava nella testa al ritmo sempre più accelerato del suo cuore e, finite le lezioni, tornava a trascinarsi sulla solita strada, oppresso da dubbi e tormenti che non lo conducevano da nessuna parte, se non a casa.

Un giorno, con la scusa di non sentirsi bene, non andò a scuola, e poiché zio Šaken era di turno al suo posto di guardia, ad accompagnare Ajsulu sullo stesso infaticabile asino fu Kepek. Eržan continuò a struggersi per l’intero giorno e verso sera, all’ora abituale del suo ritorno, uscì di casa. La prima cosa che vide fu il caro zio Kepek che portava Ajsulu in groppa all’asino non dietro a sé, ma davanti, e vide le sue braccia che tenevano le redini cingendo l’acerbo



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