La ragazza cubana by Adam Pelzman

La ragazza cubana by Adam Pelzman

autore:Adam Pelzman [Pelzman, Adam]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788852064210
editore: MONDADORI
pubblicato: 2015-04-27T22:00:00+00:00


135 GRADI

Julian Pravdin si svegliò, e a svegliarlo non fu lei che rischiava di strozzarsi, né un rumoroso tentativo di schiarirsi la voce, ma un semplice, debolissimo accenno di sospiro esalato dalla gola inaridita di sua moglie paralizzata. Il cervello, aveva letto Julian, è duttile. Neuroplasticità, la chiamano. Un cervello leso, un cervello debole, un cervello che ha perduto alcune delle sue facoltà, può evolversi, mutare, compensare quelle mancanze. Può creare nuovi percorsi neuronali, nuove connessioni, nuovi legami. Il cervello, aveva imparato dopo l’incidente, è in grado di crearsi una nuova mappatura.

E così accadde che, quando Sophie rimase paralizzata dalla vita in giù, non solo il suo cervello crepitò e fece scintille, trasformandosi in un altro organo, un organo che le permetteva di vivere, mangiare, bere, lavarsi i denti, comunicare, ridere e rattristarsi, di carpire una modesta quantità di piacere da una vita che non sarebbe mai più stata felice come prima, ma anche il cervello di Julian subì una mutazione.

Reagendo alla lesione di sua moglie, l’udito di Julian divenne acuto, animalesco, tanto che ormai lui riusciva a percepire il sonnolento gorgoglio di Sophie nell’oscurità del mattino presto, prima ancora che si manifestasse. I suoi occhi miopi, per cui un tempo Sophie lo prendeva volentieri in giro, ora distinguevano nella luce lilla del crepuscolo una sfumatura violetta quasi invisibile sul polpaccio della moglie, un capillare rotto che annunciava una crisi circolatoria. E il suo olfatto si sviluppò tanto che, da una distanza di sei metri, avviluppato nel putrido fetore di una strada di Chinatown ad agosto, l’odore di feci proveniente dal pannolone sporco di Sophie gli schizzava alle narici e attivava i suoi recettori olfattivi, spingendolo immediatamente a portare sua moglie in un bagno e cambiarla, mentre lei faceva una smorfia piena di vergogna.

Ed era grazie a questi sensi acuiti che Julian poteva prendersi cura di lei, mantenerla in vita, assicurarsi che la sua scorta di dignità restasse protetta, intatta.

Quando Julian sentì il sospiro dovuto all’apnea durante il sonno che affliggeva Sophie dal giorno dell’incidente, si voltò e le posò una mano sulla spalla, e a quel contatto i muscoli sul retro della gola di Sophie fremettero e si irrigidirono, aprendo il passaggio e permettendo così all’aria di passare liberamente. Julian prese un cuscino. Osservò sua moglie contrarre le labbra, esalare un respiro rauco. Alzò il cuscino e studiò il viso di Sophie, la gobba in cima al naso, il neo sulla guancia destra, una pallida cicatrice lungo l’attaccatura dei capelli, piccole imperfezioni che la rendevano perfetta.

Julian schiacciò il cuscino con forza, come se dovesse soffocare il suo peggior nemico. Calcolò l’angolazione migliore e spostò una ciocca di capelli dalla fronte di Sophie. Poi le sollevò la spalla sinistra e vi infilò sotto il cuscino in modo che la parte superiore del suo torace restasse sollevata e leggermente piegata su un lato, una posizione in cui la lingua non le ricadeva sul retro della gola, permettendole così di respirare più liberamente.

Julian si alzò e andò in fondo al letto. Lì,



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