L'Armata perduta by 0432

L'Armata perduta by 0432

autore:0432 [0432]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2010-10-22T20:20:05.907000+00:00


La colonna dei nostri uomini in marcia era così lunga che quando gli ultimi arrivarono cominciava già a fare scuro. Non portavano buone notizie. Dopo aver passato il valico erano stati attaccati alle spalle dagli indigeni: avevano perso quattro dei loro compagni, abbattuti da un fitto lancio di frecce e di pietre e si portavano dietro una decina di feriti. Il benvenuto di quella terra selvaggia.

Xeno con la sua retroguardia aveva catturato qualche prigioniero: pastori che non avevano voluto abbandonare il gregge.

A quel punto ognuno cercò un riparo per la notte. Gli ufficiali furono sistemati per primi nelle case. Gli altri si ammassarono in gran numero negli spazi restanti. Nessuno voleva dormire all’addiaccio perché cominciava a fare freddo e la notte sarebbe stata umida. Ovviamente le abitazioni non bastarono neanche per un quarto dei nostri soldati. Chi era riuscito a conservare una tenda la montò, gli altri si costruirono ripari di fortuna con frasche o stuoie trovate in giro o sotto le tettoie per gli animali.

Pensavo a cosa sarebbe successo l’indomani a quella povera ragazza gravida, a come avrebbe potuto trascinarsi fino al prossimo valico aggrappandosi alla coda del mio mulo.

Xeno fece montare dai servitori la nostra tenda e riuscii anche a cucinargli qualcosa per la cena. Non aveva rinunciato a scrivere: al lume della lucerna aprì la sua cassetta, estrasse un rotolo bianco, lo fissò ai bordi del coperchio, come se fosse un tavolino, e prese a tracciare i segni della sua lingua. Avrei tanto voluto capire che cosa scriveva ma mi aveva già dato una risposta: «Non era necessario». A volte però, se era di buon umore o se gli era piaciuto fare l’amore con me, mi leggeva quello che aveva scritto. Molte cose che lui raccontava le avevo viste o notate anch’io ma con altri occhi. A mia volta, io avevo visto cose a cui lui non aveva dato importanza. Gliele facevo considerare, le narravo con precisione e abbondanza di particolari ma sapevo già che non sarebbero mai entrate nel rotolo bianco che svolgeva man mano, quasi ogni giorno, riempiendolo di tanti piccoli segni regolari, perfettamente allineati. Erano un po’ come il suo pensiero: preciso, organizzato, in un certo senso prevedibile, eppure qua e là si vedeva un salto, un inciampo, un improvviso impennarsi dei caratteri e pensavo che quelli fossero i carattere dell’emozione.

Uscii prima di coricarmi e mi guardai intorno. Non ero la sola; molti altri guardavano verso settentrione perché le cime dei monti erano costellate di fuochi: dall’alto i nostri nemici ci stavano osservando. Chiamai: «Xeno!».

«Lo so» rispose tranquilla la sua voce, «ci sono fuochi sui monti.»

«Come lo sai se non vieni a vedere?» domandai.

«Sento i discorsi di chi li sta osservando.»

Era così preso da ciò che scriveva che non poteva staccarsi dal suo rotolo bianco. Feci per rientrare ma qualcosa attirò la mia attenzione: una figura avvolta in uno scialle si avvicinava all’alloggio di uno dei nostri comandanti, forse di Kleanor. Mi sembrò di riconoscere un certo modo di ancheggiare e la curva di



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