L'uomo che visse sottoterra by Richard Wright

L'uomo che visse sottoterra by Richard Wright

autore:Richard Wright [Wright, Richard]
La lingua: ita
Format: epub
editore: SPERLING & KUPFER
pubblicato: 2023-09-15T12:00:00+00:00


VIII

Spense la radio, smanacciando qua e là trovò la cassetta degli attrezzi e vi si sedette, combattendo contro l’impulso frenetico e irrazionale di agire. Si alzò e gironzolò senza uno scopo, sfiorando le pareti con i polpastrelli. Era la follia di quelle pareti a fargli sentire una gran voglia di arrampicarsi fuori, fino alla strada. Spense quindi la luce per sfuggirle. Si accese un’ennesima sigaretta e il bagliore tremulo del fiammifero rischiarò la sala scintillante. Soffiò sulla fiammella e seguendo la tubatura si ritrovò di nuovo nell’acqua grigia e impetuosa della fogna, con la sbarra di ferro in mano e la sigaretta che gli penzolava dalle labbra. Proseguì camminando per un po’, poi decise di infilarsi in uno dei condotti più piccoli. Ne oltrepassò diversi, e alla fine ne scelse uno attraversato da un groviglio di tubi sottili. Sospirò, gettò via la sigaretta e la sentì cadere nella corrente grigia con un sibilo fugace. Si fece piccolo per entrare nel buco, poi andò avanti ginocchioni nella melma. A un tratto, gli entrò nel naso un odore che somigliava a quello del gas. Davanti a sé sentì uno spazio vuoto e si domandò a che distanza potesse essere la perdita. Aggrappandosi alle tubature arrugginite, si dondolò in avanti e lentamente riuscì a calarsi in una pozza fredda e limacciosa. Starnutì, sfregò un fiammifero: a circondare lo spazio in cui si trovava erano delle pareti di fango. Recuperò il piede di porco e iniziò a picchiarlo contro l’argilla umida intorno alle tubature. Non ci mise molto a scavare un buco abbastanza largo da ospitare il suo corpo, poi andò avanti a scavare nella terra morbida per un altro metro, all’incirca. Si ritrovò davanti un muro e, sdraiato nel fango a pancia in giù, scardinò mattoni a sufficienza per proseguire carponi. Penetrò quindi in uno scantinato in disuso. Intorno a lui si sentiva dappertutto un odore sgradevole, come di marcio. Rimase di stucco nell’intercettare qualche debole suono sopra di sé, un viavai di voci. Era in pericolo? Guardando in alto, vide che il soffitto era fatto di assi di legno sovrapposte. Alla sua destra c’era una pallida colonna di luce diurna, ma non riusciva a vedere da dove sgorgasse.

Notò dei gradini sgangherati che portavano in alto e sentì i tacchi dei passanti tamburellare lungo un marciapiede. Salì cauto le scale fino a una porta e, sbirciando dal buco della serratura, scorse una vetrina poco più in là. Un sole smorto illuminava la strada, le persone facevano avanti e indietro e di tanto in tanto gli arrivava un brandello di risate o il rumore di un’auto lanciata a tutta velocità. Aguzzò lo sguardo e vide limoni, arance, banane, pesche e prugne, a mucchi, ricoperti da metri e metri di fitta rete per ripararli dagli insetti. Gli venne l’acquolina. Ci sarà stato qualcuno da quelle parti? Ma no, a quest’ora mi avrebbero sentito, si disse. Forzò la serratura ed entrò. Sulla vetrina c’era una scritta a rovescio: FRUTTA FRESCA DA NICK. Si fece una risata, afferrò una pera gialla, grossa e matura, e l’addentò.



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