Una storia by Luciano Ligabue

Una storia by Luciano Ligabue

autore:Luciano Ligabue [Ligabue, Luciano]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2022-04-13T12:00:00+00:00


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Il ritorno del ditone

Dal finestrino dell’aereo mi concentro sulla luce riflessa da qualche spolverata di neve sulla nervatura degli Appennini. Forzo gli occhi a tutto quel biancore, mi convinco che se li abituo riesco a riprendere un po’ di normalità.

Dentro di me sto ingiuriando chiunque abbia deciso di fare una puntata del “Maurizio Costanzo Show” anche il primo di gennaio. Mi hanno invitato proprio a questa serata e, a sentire Carrara e la casa discografica, è un’occasione da non perdere: la bici l’ho voluta e adesso pedalare e mosca. E io, che sono sceso dalla cyclette e mi ritrovo in sella a una bici con le ruote lenticolari come quella di Moser per il record dell’ora, figurati se non pedalo. L’unico problema, oggi, è raccontarlo al mio mal di testa.

Mentre il cervello sbatte come se cercasse una via d’uscita dal cranio, tengo d’occhio il bagno pregando che sia libero quando mi toccherà correrci, non voglio farmi vedere vomitare in un sacchetto. Mi sento di gelatina. Una volta avevo anche le ossa.

Non ho chiuso occhio un minuto perché per tutta la notte, e fino a venti minuti fa, quando qualcuno mi ha messo su questo Bologna-Roma, c’è stato da festeggiare il favoloso 1990 appena trascorso. E l’anno in cui è successo di tutto l’abbiamo festeggiato quanto e come meritava.

Stando al racconto di Carrara, il filo che aveva condotto alla firma del contratto (c’era, sottile da non vederlo più, ma c’era) era partito proprio dall’ultimo rifiuto. La cassetta con “troppo Guccini” era rimasta nel lettore del tipo che giocava con la poltrona girevole, e poi era finita insieme ad altre tra le mani di giovani dipendenti e stagisti che si occupavano di progetti collaterali e proposte alternative. A loro il materiale era piaciuto così tanto da chiedere al diretùr di aprire un’etichetta inaugurandola proprio con il mio album. E lui naturalmente aveva detto di no. Ma intanto la voce che ci fosse “uno bravo” senza contratto era entrata in circolo nell’ambiente discografico milanese e finita anche alle orecchie del nuovo direttore artistico della Wea, da pochi giorni subentrato a chi il mio album l’aveva a sua volta rifiutato. Come è naturale, il nuovo boss aveva voglia di presentarsi con qualche colpo (l’anno prima, in un’altra casa discografica, aveva messo sotto contratto proprio i Ladri di biciclette, il gruppo del commesso che mi aveva venduto la mia prima chitarra elettrica) e così aveva chiamato Carrara: «Ma come, Angelo, hai “uno forte” in mano e non mi fai ascoltare niente?».

«Ma guarda che l’ho già portato in Wea. Non è piaciuto.»

«Be’, adesso decido io, mi fai avere un nastro?»

Il neodirettore artistico aveva ascoltato la cassetta mentre stava ritinteggiando casa nel weekend. Dopo il terzo ascolto, fugato ogni dubbio, non riusciva a trovare Angelo al telefono e gli era salita l’ansia fin quando, finalmente, la sera tardi ce l’aveva fatta a contattarlo e a combinare un pranzo con lui per il lunedì.

All’una, prima ancora di ordinare, avevano già trovato un accordo sulle condizioni. Preoccupato che Carrara



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