Walters Minette - 1992 - La morte ha freddo by Walters Minette

Walters Minette - 1992 - La morte ha freddo by Walters Minette

autore:Walters Minette
La lingua: ita
Format: mobi, epub
Tags: General, Fiction
ISBN: 9788878247789
editore: Sperling & Kupfer
pubblicato: 1997-06-14T22:00:00+00:00


15

La lasciò andare e tornò in macchina. Sapeva che se l’avesse rincorsa avrebbe trovato le finestre chiuse. Avvertì un misto di rammarico e sollievo, come il suicida che gioca alla roulette russa quando sente il rumore del ca-ne contro la camera di caricamento vuota. In centrale era pieno di donne che aspettavano di consolarlo. Era pura follia cercare di farsi consolare da lei, proprio come puntarsi una pistola carica alla tempia. Strappò con rabbia qualche rametto di un albero ferendosi alla mano. Succhiò il sangue imprecando. Era nella merda, e lo sapeva. Doveva bere qualcosa.

Una civetta gridò. Ebbe l’impressione di sentire voci in lontananza. Girò la testa, ma intorno a lui il silenzio si fece ancora più profondo. Alzò le spalle e proseguì. Sentì di nuovo quel rumore vago. L’aveva forse immaginato? Avvertì un fastidioso prurito alla testa. Cacchio. Se fosse tornato, lei gli avrebbe riso in faccia.

Quando arrivò sulla terrazza, era convinto di essere pazzo. Non aveva visto nessuno, la casa era buia, e Anne se n’era certamente già andata a letto. Illuminò il selciato con la torcia e vide che la porta-finestra era socchiusa. Corrugò la fronte perplesso e si avvicinò per guardare all’interno. La trovò quasi subito. Dapprima la credette addormentata, poi scorse la macchia di sangue tra i capelli.

Dopo un attimo di smarrimento si diede da fare con tanta foga che il tempo parve addirittura allungarsi. In dieci secondi era accaldato come se si fosse affaticato per un’ora di seguito. Con la torcia trovò un’abat-jour che accese cadendo in ginocchio accanto al mucchietto di vestiti. Le toccò il collo in cerca del battito cardiaco: niente. Appoggiò l’orecchio sul suo petto, ma il cuore non batteva. Con un solo gesto abile le rovesciò il piccolo corpo, le mise una mano dietro il collo, le tappò il naso e cominciò a farle la respirazione artificiale. Aveva bisogno di aiuto. La parte del suo cervello che non era direttamente coinvolta nella respirazione lo fece indietreggiare portando con sé il corpo inerte. Cercò con i piedi il tavolino su cui c’era la statuetta di bronzo. Continuando con regolarità a immettere aria nei polmoni della donna, scalciò forte all’indietro e mandò il pesante oggetto di bronzo contro la vetrata della finestra. Il vetro andò in frantumi rompendo il silenzio della notte e Benson e Hedges si misero subito ad abbaiare in qualche stanza lontana. Constatò con rammarico che Anne non aveva alcuna reazione. Aveva la faccia grigia e le labbra viola. Le appoggiò la destra sullo sterno e pigiò, sovrapponendo la sinistra con il peso del proprio corpo, le braccia tese. Approfittando di avere la bocca libera, chiamò aiuto.

Dopo cinque compressioni, riprese la respirazione, e quindi di nuovo il massaggio cardiaco. Mentre eseguiva il terzo ciclo, vide Jonathan che le metteva due dita sul collo esangue in cerca del battito.

«Le faccia un’altra respirazione», ordinò. «C’è appena un filo di battito.

La mia borsa, mamma. È in corridoio.»

McLoughlin le soffiò di nuovo nei polmoni e questa volta, quando girò la testa, vide che il petto si sollevava appena.



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