Wolf Hall by Hilary Mantel

Wolf Hall by Hilary Mantel

autore:Hilary Mantel [Mantel, Hilary]
La lingua: ita
Format: epub, azw3, mobi
pubblicato: 2013-10-23T04:00:00+00:00


II

«Che farò, ahimè, per amore?»

Primavera 1532

È arrivato il momento di guardare ai patti che. tengono saldo il mondo: quello fra governante e governati e quel­lo fra marito e moglie. Ma tali accordi poggiano su una solerte devozione, dell’uno agli interessi dell’altro. Il ma­rito e padrone protegge e provvede alla famiglia; moglie e serva obbediscono. Sopra i padroni, sopra i mariti, Id­dio governa su tutti. Tiene il conto dei nostri insignifi­canti atti di ribellione, delle nostre umane follie. Stende il suo lungo braccio, la mano serrata a pugno.

Immaginate di discutere di questi temi con George, lord Rochford. È un giovane intelligente come tanti in In­ghilterra, distinto e di buone letture: ma quello che oggi rapisce la sua attenzione è il raso color fiamma che gli oc­chieggia dalle aperture dei coprimaniche di velluto. Non fa che solleticare i piccoli sbuffi di stoffa con la punta del dito, ripiegandoli e stuzzicandoli perché si gonfino, e al­la fine ha l’aspetto di quei giocolieri che si fanno scorre­re le palle lungo le braccia.

È arrivato il momento di chiarire cos’è l’Inghilterra, le sue capacità e i suoi limiti, non per contarne e valutarne le difese portuali e le fortificazioni di confine, ma per deter­minare la sua attitudine ad autogovernarsi. È ora di chia­rire che cosa è un re e quale cura e protezione debba alle sue genti: quale tutela dalle incursioni straniere, fisiche o morali, quale libertà dalle pretese di coloro che gradireb­bero dire agli inglesi come parlare col proprio Dio.

Il Parlamento si riunisce a metà gennaio. Il compito di inizio primavera è spezzare la resistenza dei vescovi al nuo­vo ordine di Enrico, approvare un complesso di leggi - per ora congelate - che taglino gli introiti di Roma e facciano della supremazia del re sulla Chiesa non una semplice for­mula. La Camera dei Comuni sottoscrive una supplica contro i tribunali ecclesiastici, così arbitrari nella loro azio­ne, così arroganti nell’esercitare la loro supposta giurisdi­zione: in essa la loro sfera di competenza è posta in dub­bio, è posto in dubbio il loro stesso esistere. Le carte pas­sano di mano in mano, ma infine a lavorarci tutta la notte è lui insieme a Rafe e Chiamatemi-Risley, inserendo emen­damenti fra le righe. Quel che elimina è l’opposizione: Gardiner, per quanto segretario della Corona, sente l’ob­bligo di guidare i suoi colleghi prelati duramente accusati.

Il re manda a chiamare Master Stephen. Quando il se­gretario entra ha i peli ritti sulla nuca e raggrinzisce la pel­le come un mastino condotto davanti a un orso. Enrico ha una voce stentorea, da uomo grosso, che aumenta di to­no quando è arrabbiato fino a diventare un urlo assor­dante. Gli ecclesiastici sono suoi sudditi o lo sono soltan­to a metà? Forse non lo sono affatto, e come potrebbero, visto che giurano di obbedire e sostenere il papa? Non dovrebbero forse, urla, fare un giuramento a me?

Appena esce, Stephen si appoggia ai pannelli dipinti della parete. Alle sue spalle un nugolo di ninfe sgambet­tano in una radura. Tira fuori un fazzoletto ma sembra aver dimenticato perché, allora lo torce nella grossa ma­no, lo passa intorno alle nocche come una benda.



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