C' è silenzio lassù by Gerbrand Bakker

C' è silenzio lassù by Gerbrand Bakker

autore:Gerbrand Bakker
La lingua: ita
Format: mobi, azw3, epub
Tags: letteratura olandese, Norvegia
editore: Iperborea
pubblicato: 2005-12-31T23:00:00+00:00


31

“L’altro ieri è stato tutto il giorno a letto.”

“Visto?”

“Cosa?”

“Che fa così, tutto il giorno a letto. E senza dire niente, scommetto?”

“Beh, qualche volta parla abbastanza. Ma quando è rimasto a letto non ha detto una parola.”

“No, è in una specie di coma.”

“Sì, è vero.”

“Come se staccasse la spina.”

“Ieri si è occupato delle manze e ha montato un parafango nuovo alla vecchia bici di papà.”

“Bene.”

“Ma si è rifiutato di pulire la stalla degli asini.”

“Ah sì?”

“Sì. Non vuole avere niente a che fare con gli asini, ha detto.”

“Ha paura.”

“Ma perché? I bambini dei vicini ci si sdraiano sotto, quando vanno nella stalla.”

“Un asino gli ha dato un calcio quando era piccolo.”

“No!”

“Sì. Wien aveva comprato un asinello nano, alle ragazze piaceva. Era sul prato in mezzo alle due stalle dei maiali. Henk gli gattonava attorno, non so perché, e l’asino gli ha dato un calcio. Sul fianco della testa. È stato in ospedale una settimana.”

“Ecco perché ha quella cicatrice.”

“Sì. Aveva quattro o cinque anni.”

“E l’asinello?”

“L’abbiamo venduto su due piedi. ‘Facci un bel barattolo di colla’, ha detto Wien al commerciante di bestiame.” Riet non dice niente per un po’. “Cosa sta facendo adesso?”

“Non so, è sul retro.” Rimango anch’io un attimo in silenzio. “Vuole soldi.”

“Per cosa?”

“Per il lavoro che fa.”

“Sai che non ci avevo proprio pensato?”

“Neanch’io.”

“Non darglieli.”

“Perché no? Lavora!”

“Sì, però dorme e mangia da te. Non navighi nell’oro.”

“Riet, non ho speso praticamente una lira in tutta la mia vita. E neanche mio padre.”

“Devi farlo anche cucinare.”

“Sì?”

“Cucina bene. Cosa ne pensi di lui?”

“Mi sembra un bravo ragazzo. Con le istruzioni per l’uso.”

“Sì, le istruzioni. È… aggressivo?”

“Aggressivo? Per niente. Perché me lo chiedi?”

“Così. Pensi che posso venire anch’io, quando si sarà abituato? Potrei fare la donna di casa per un po’. Cucinare, lavare…”

È ora di concludere questa conversazione. Cerco di suonare il più conclusivo possibile mentre dico: “No, ce la caviamo.” Già da un po’ sto fissando inquieto la carta da parati.

“Ti telefono la settimana prossima.”

“Va bene.”

“Ciao Helmer.”

“Ciao Riet.” Riaggancio.

Una volta sono stato a Heiloo, alla cappella di Nostra Signora delle Calamità. La mamma voleva vederla, anche se non era affatto cattolica. Un giorno feriale di maggio, una ventina d’anni fa, ce l’ho portata in macchina. “Attraverso Maria a Gesù” c’era scritto sulla facciata a grandi lettere (a mosaico, mi pare). Perché mi viene in mente adesso? Riet mi confonde. Smetto di fissare la carta da parati e vado in cucina. Fuori è febbraio. Grandine, nevischio e ogni tanto un po’ di sole.



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