Dune (Fanucci Narrativa) (Italian Edition) by Frank P. Herbert

Dune (Fanucci Narrativa) (Italian Edition) by Frank P. Herbert

autore:Frank P. Herbert [Herbert, Frank P.]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Fanucci
pubblicato: 2012-01-18T23:00:00+00:00


Per molta gente è difficile capire la vita familiare dell’Harem Reale, ma io cercherò di darvene una visione condensata. Mio padre, ne sono convinta, aveva un solo, vero amico: il Conte Hasimir Fenring, l’eunuco genetico, uno dei più temibili guerrieri dell’Impero. Il Conte, un uomo piccolo, brutto e vivace, presentò un giorno a mio padre una nuova schiava concubina, e io fui mandata da mia madre a spiare la cerimonia. Noi tutte spiavamo mio padre, per proteggerci. Certo, una schiava concubina concessa a mio padre in base all’accordo fra il Bene Gesserit e la Gilda non poteva generare un Successore Reale, ma i loro intrighi continuavano instancabili, ossessionanti e sempre uguali. Mia madre, le mie sorelle e io ci eravamo ormai abituate a evitare i più sottili strumenti di morte. Può sembrare orribile a dirsi, ma non sono sicura che mio padre fosse del tutto estraneo a questi tentativi di morte. Una Famiglia Reale è diversa dalle altre. Dunque, dicevo, c’era questa nuova schiava concubina, snella, graziosa, rossa di capelli come mio padre. Aveva i muscoli di una danzatrice, e certamente la neuroseduzione faceva parte del suo addestramento. Era in piedi, davanti a mio padre, nuda, e lui la guardò a lungo, prima di dichiarare: «È troppo bella. La riserveremo per un dono.»

Non avete idea della costernazione che questa sua decisione creò nell’Harem Reale. L’astuzia e l’autocontrollo non erano, forse, minacce mortali per noi tutte?

Da «Nella mia casa paterna» della Principessa Irulan

Nel tardo pomeriggio, Paul era in piedi, fuori della tenda distillante. Il crepaccio dove si erano accampati era immerso nelle tenebre. Fissò l’ampia distesa del deserto e il lontano strapiombo, incerto se svegliare sua madre che dormiva ancora.

Piega dopo piega, le dune si stendevano davanti al loro rifugio, sotto il sole declinante, disegnando ombre nere e dense come la notte.

Tutto era così piatto.

La sua mente cercò avidamente qualcosa di alto in quel paesaggio. Ma non c’era nulla, da un orizzonte all’altro, che si elevasse in modo convincente nell’aria surriscaldata. Nessun fiore, nessuna pianta che si agitasse alla brezza... soltanto dune e rocce lontane, sotto un cielo d’argento brunito.

E se non ci fosse una stazione sperimentale abbandonata?, si chiese. E se non ci fossero neppure i Fremen? Se le piante che vediamo fossero soltanto un caso?

Dentro la tenda, Jessica si svegliò, si girò sulla schiena e guardò il figlio attraverso il lato trasparente. Paul le voltava la schiena, e qualcosa del suo portamento le ricordò suo padre. In fondo al suo spirito, ritrovò allora la voragine oscura del suo dolore, e distolse lo sguardo.

Qualche minuto dopo sistemò la tuta distillante, si rinfrescò con l’acqua della tasca di raccolta della tenda, scivolò fuori e si alzò in piedi, scacciando il sonno dai muscoli.

Paul parlò senza voltarsi: – Mi piace la calma di questo luogo.

Come la mente si adegua all’ambiente!, pensò Jessica. E ricordò un assioma Bene Gesserit: «Sotto l’effetto di uno sforzo, la mente va nell’una o nell’altra direzione: il positivo o il negativo, acceso o spento. Devi immaginarlo come uno



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