Fra terra e cielo by Sergio Givone

Fra terra e cielo by Sergio Givone

autore:Sergio Givone [Givone, Sergio]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Solferino
pubblicato: 2020-02-09T16:00:00+00:00


Capitolo terzo

«Alma Redemptoris Mater, Quae pervia caeli porta manes et stella maris, succurre cadenti surgere qui curat populo: tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore sumens illud, Ave, peccatorum miserere.»

Antifona mariana attribuita a Ermanno di Reichenau, XI secolo

Le meravigliose macchine delle apparizioni

Padre e figlio tornano a Firenze, di nuovo insieme. Sul lavoro però si muovono in autonomia, quasi ignorandosi, contrariamente a quanto si erano ripromessi di fare. Filippo è pur sempre a capo dell’impresa, ma Sgorbino ha assunto un ruolo che non è certo quello del semplice assistente. È lui ad assumersi responsabilità, come prima non era immaginabile; lui a decidere su questioni importanti, lui a prendere iniziative a nome proprio. Tanto il figlio è assiduo e come infervorato e tanto il padre è distratto, lontano, assente.

C’è anche dell’altro.

Gli operai quasi non si capacitano di come il Buggiano, dopo il suo ritorno da Napoli, abbia acquistato un’autorità nel cantiere e presso di loro che prima non aveva assolutamente. È come se fra padre e figlio fosse avvenuto un passaggio di consegne, se non una vera e propria investitura. Fatto sta che ora è il figlio a condurre le operazioni e a prendersi cura di tutto, benché senza darlo a vedere, mentre il padre resta dietro le quinte: nessuno saprebbe dire se come suggeritore o spettatore neanche troppo interessato. Certo è che l’avversione nei confronti di Filippo si è stemperata. E la grande paura, se non vinta, ottimamente repressa. L’erezione delle vele, ultimata la penultima cerchiatura, procede spedita verso il serraglio.

Filippo si fa vedere poco e saltuariamente in Santa Maria del Fiore. Pare sia impegnato a tempo pieno in Santa Croce, per via della progettazione ed edificazione di una grande cappella per la famiglia dei Pazzi. Ma i lavori stanno andando a rilento. Dicono sia a causa di qualcosa che Filippo cerca disperatamente e non trova: la perfezione assoluta. La perfezione assoluta… E cosa diavolo sarà mai la perfezione assoluta?

Forse neanche a Filippo interessa poi così tanto saperlo, almeno a giudicare dalla sua presenza in Santa Croce: che non è così continua e zelante come lui stesso vorrebbe far credere. Più facile trovarlo altrove. Per esempio nella chiesa di San Felice in Piazza, già dei monaci camaldolesi e ora delle monache di San Pier Maggiore. Vi trascorre delle giornate intere ad allestire le macchine delle apparizioni, come lui le chiama, dette anche «paradisi». Che funzionano così.

Grazie a congegni in tutto e per tutto simili a quelli degli oriuoli, ma molto più grandi, è possibile sollevare in alto e precipitare in basso, come se volassero, figure viventi; ma anche spostare piani su cui quelle figure stanno e ruotare sfere che le circondano e le abbracciano, così come togliere e mettere schermature a lumi lassù accesi, in modo che l’intero spazio aereo sopra le teste degli spettatori ossia dei fedeli si animi di vita ultraterrena e celestiale.

Così è accaduto che le capriate di San Felice, secondo il giudizio unanime di coloro che assistettero all’evento, diventassero



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