Gli orologi di Praga by Paolo Ganz

Gli orologi di Praga by Paolo Ganz

autore:Paolo Ganz [Ganz, Paolo]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Paolo Ganz; Elisabetta Damiani; Gli orologi di Praga; Bottega Errante Edizioni; Praga; Bohumil Hrabal; Milan Kundera; Ponte Carlo; Rainer Maria Rilke; Jan Nepomuk Neruda; Jaroslav Hašek; Franz Kafka; U Kalicha; Francesco Giuseppe; Primavera di Praga; Bertold Brecht; piazza San Venceslao; Tigre d’Oro; sinagoga di Praga
editore: Bottega Errante Edizioni
pubblicato: 2020-03-27T16:00:00+00:00


VI

Ah Praga, darling, Praga

lacrima che si sciacqua

in piazza Venceslao

La bigliettaia nel botteghino delle gite in barcone sulla Moldava a Čechův Most è giovane e carina; guarda attentamente la fotografia che le porgo attraverso la feritoia, poi corruccia infantilmente la fronte:

«No, ma quale Parco Letná: questo è palazzo Melantrich in piazza Venceslao».

«Scusi, ne è sicura?».

«Certo che sono sicura!» conclude lei lievemente indispettita.

Ritorno in fretta sui miei passi e punto verso Staré Město; senza volerlo incappo nel mercatino di via Havířská dove una scolaresca italiana in gita fa incetta di colbacchi con la stella rossa. Alla fine entro nella piazza: il palazzo è a destra, lo riconosco subito anche se è stato rimodernato e adesso ospita un ristorante, un grande magazzino Mark & Spencer, degli uffici e forse anche degli appartamenti privati. Da quel balcone del terzo piano, Marta Kubišová cantò la sua Preghiera per Marta alla folla ammutolita e commossa riunita in piazza San Venceslao. Era il 21 novembre 1989, e la sua voce era stata messa a tacere per vent’anni, ovvero da quando i carri armati sovietici avevano spento la Primavera di Praga e il socialismo dal volto umano sognato da Alexander Dubček. Il video di quella apparizione mi aveva profondamente turbato, e il desiderio di vedere quel balcone dove era passata la storia si era imposto sin dal mio primo arrivo in città.

Marta Kubišová faceva parte – con Václav Neckář, il ferroviere di Treni strettamente sorvegliati, e Helena Vondráčková – dei Golden Kids, un trio vocale formatosi nel 1968 e destinato a un immediato successo. La loro era una musica popolare e ingenua, sovente influenzata dalle canzoni d’oltre oceano come Časy se Mění, adattamento della celeberrima The Times they are a-Changin’ di Bob Dylan. E i tempi stavano davvero cambiando: loro erano giovani, belli e testimoni di quel vento di rinnovamento che troppo brevemente spirò sui cieli boemi. Marta Kubišová, a cui le autorità sovietiche avevano impedito, date le sue origini borghesi, di frequentare l’università, parteggiava apertamente per Dubček, sostenendone le idee con la sua popolarità. Emozionatissima, lo attende un giorno all’ingresso del parlamento: lo bacia, gli offre dei fiori, gli regala il suo talismano. Un talismano che non servirà però a salvare le pietre di Praga dai cingoli dei carri armati. Nei giorni cupi dell’invasione la cantante registra Modlitba pro Martu, la Preghiera per Marta che le costerà la carriera ma non la notorietà, perché il suo ritornello

Vi sia pace su questa terra,

svaniranno l’invidia, il rancore, la paura e la discordia

quando, oh popolo, ritornerà a te il perduto governo dei tuoi destini

rimarrà nel cuore della gente come una segreta promessa.

La canzone che divenne il simbolo della Primavera di Praga ebbe una genesi particolare. In realtà era stata composta per lo sceneggiato televisivo Píseň pro Rudolfa III, incentrato appunto sulla figura di Rodolfo III, ma quando andò in onda, la situazione nel paese era così drammaticamente cambiata che furono aggiunti dei sottotitoli per spiegare che quelle parole nulla avevano a che vedere con l’invasione.

Ma il regime non poté



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