I diavoli sono qui by Louise Penny

I diavoli sono qui by Louise Penny

autore:Louise Penny [Penny, Louise]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Einaudi
pubblicato: 2021-02-08T12:00:00+00:00


Capitolo 25

– A cosa si riferiva Armand? – chiese Monique al marito non appena salirono in macchina

– Al caso Horowitz, – rispose Claude gettando il portatile sul sedile posteriore.

– Be’, avevo immaginato, ma sembravate entrambi nervosi. C’è qualcosa che non va?

– Non.

Eppure suo marito era distratto, tanto che per un attimo perse l’orientamento nelle pittoresche stradine del Marais. – Ti lascio a casa e passo un attimo da Irena: devo parlarle.

– A quest’ora? Sono quasi le undici. Claude, cosa sta succedendo?

– Devo consegnarle il portatile, ora che abbiamo la password. Non preoccuparti. Sarò a casa prima di mezzanotte.

Si fermò davanti al portone del loro palazzo e aspettò che lei entrasse, poi rimise in moto e si allontanò.

Monique salí le scale senza fretta, immersa nei suoi pensieri, il profumo di suo marito appiccicato ai vestiti, ancora piú invadente di come lo ricordasse.

Beauvoir aprí la porta, e Reine-Marie lo strinse subito tra le braccia.

– Stai bene? – gli chiese Armand notando i graffi sulle mani.

– Un po’ scosso, a dire il vero. È tutta un’altra storia quando a essere in pericolo è la tua famiglia, – aveva gli occhi sgranati, l’aria allucinata. – Grazie per essere venuti.

– Annie? – chiese Armand.

– Dorme. E lo stesso Honoré.

Nonostante le rassicurazioni, Armand e Reine-Marie vollero accertarsene personalmente. Si avviarono verso le camere e sbirciarono dentro, poi tornarono in soggiorno.

– Abbiamo portato questa, – Reine-Marie mostrò il sacchetto della pasticceria. – Vado a preparare un tè.

Gli uomini la seguirono nella piccola cucina e tirarono fuori il necessario per il tè.

– Cos’è successo? – chiese Armand.

Jean-Guy raccontò l’episodio dall’inizio e concluse dicendo: – Avresti dovuto vederlo, Armand: è balzato in cima al muro come un gatto. Quel tipo non è una semplice guardia da supermercato. E si è voltato perché io lo riconoscessi.

– Alcuni la definirebbero guerra psicologica, – disse Armand.

– Ma la buona notizia è che evidentemente gli hanno ordinato di tenere d’occhio me, non di fare del male ad Annie o a Honoré. C’è un’altra cosa: lavora per la SecurForte.

– La stessa compagnia che si occupa della security al George V, e che quasi certamente ha truccato i nastri delle telecamere di sorveglianza.

– Non è finita qui. La SecurForte è di proprietà della Ghs.

Armand rimase zitto un istante, assimilò l’informazione. – Come fai a saperlo?

– Da un vecchio articolo online, di una testata specializzata. Te lo faccio vedere.

Tornarono in soggiorno e si accomodarono entrambi sul divano, davanti al portatile.

Armand scorse l’articolo e chiese: – Che idea ti sei fatto?

– Credo che la Ghs usi la SecurForte per spiare le altre multinazionali.

– E che Stephen l’abbia scoperto?

In quel momento, assonnata e in vestaglia, Annie fece il suo ingresso in soggiorno.

– Che ore sono? È già mattina? – lanciò un’occhiata all’orologio sulla mensola del comodino. – Sono le undici e mezza. Mi spiegate perché siete qui? È successo qualcosa? – Poi lo sguardo le cadde sulla torta. – È un’Ispahan, quella?

– Gravida di domande, – commentò Jean-Guy.

– Attento a come parli, – Annie si accarezzò il ventre con la mano.



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