icerbox Grimaud Lezioni by Unknown

icerbox Grimaud Lezioni by Unknown

autore:Unknown
Format: epub


6.

E se non tornassi?

Se mettessi fine a tutto?

E se mi stabilissi qui, per sempre, in riva a questo lago, tra il profumo soave dei glicini e le ville color cipria?

Avevo trovato, a Como, un piccolo albergo delizioso e, dopo dieci giorni, avevo l’impressione di frequentarlo da sempre e di viverci da mesi. C’era una vecchia sala con poltrone coperte di una pelliccetta rossa, un camino in cui gli ultimi ceppi dell’inverno esalavano un profumo di fuoco antico e persino un pianoforte che non avevo mai toccato, anche se era di buona marca. Vi cenavo la sera, senza quel rapporto di terrore che avevo con il cibo, a forza di panini presi al volo, d’intossicazioni alimentari che mi lasciavano, esangue, sepolta nel letto di alberghi anonimi, freddi e ostili.

Ero arrivata a portarmi dietro delle barrette energetiche per sfuggire alle farciture di tonno, alle maionesi gelificate, ai fritti imbevuti di olio rancido, ai vassoi dei pranzi plastificati e insipidi degli aerei. Qui, i primi erano deliziosi, i minestroni indimenticabili e mi piaceva essere un’ospite a mezza pensione, con il posto riservato nella sala da pranzo decorata da un mucchio di fiori secchi e da tovaglie rosa e gialle. Dopo dieci giorni, avevo imparato a riconoscere l’esatta intensità dei rumori della cucina, a discernere i suoni che calavano dalla spirale della tromba delle scale, il respiro asmatico del piccolo ascensore e il sottile scricchiolio della porta automatica a vetri della reception. Pensavo a Beatrice e alle sue parole sulla musica intima e propria di ogni città. Quell’albergo aveva la sua canzone particolare, mi piaceva il modo in cui la canticchiava e l’odore forte del caffè che mi accoglieva la mattina, quando scendevo per la prima colazione.

E se non fossi tornata? L’idea mi frullava in testa come il ritornello di una canzone infantile, quelle filastrocche che mi piacevano per la loro assurdità.

E se non fossi tornata? Sarei rimasta lì, a Como, o da qualche altra parte in Italia, da sola. Avrei chiesto a coloro che amavo di venirmi a trovare per qualche giorno, qualche settimana, e tutto sarebbe diventato luminoso e intimo. Poi, sarei scomparsa di nuovo per un lungo periodo, avrei frugato nelle biblioteche, alla ricerca di spartiti dimenticati, avrei raccolto cani e gatti randagi, avrei piantato alberi e fiori, sarei saltata con il paracadute dalla cima delle montagne, totalmente anonima e leggera. Ne avrei approfittato per leggere come mi piaceva fare una volta, divorando i libri, mentre ora i volumi mi si ammucchiavano in casa e non li aprivo più per mancanza di tempo, del tempo nel senso che intendevo io, totalmente vuoto e privo di preoccupazioni al punto da potermici infilare ed entrare in un altro ritmo. Prima di partire, avevo riempito la valigia di diverse opere, Knut Hamsun e Stig Dagerman, Rilke e Shakespeare, Le mille e una notte e tantissime poesie, Hölderlin su tutti, Novalis, e me le stavo gustando in quello stesso momento, sul bordo del lago. Avevo portato anche le edizioni economiche di Verlaine e di Apollinaire,



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