(Il 18° vampiro 01) Il 18° vampiro by Claudio Vergnani

(Il 18° vampiro 01) Il 18° vampiro by Claudio Vergnani

autore:Claudio Vergnani [Vergnani, Claudio]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Horror
ISBN: 978-88-89541-30-2
editore: Gargoyle
pubblicato: 2009-03-14T16:00:00+00:00


Capitolo 19

«Da che parte dobbiamo andare?», chiese Maurizio. Rabbrividendo, si teneva chiuso il giaccone sulla gola con la mano.

Scrutammo il buio davanti a noi. Nessuna luce, nessuna indicazione, un cazzo di niente. Adesso, lì da soli, ingobbiti tra i rami bassi, avevo una paura fottuta.

«Ho la bussola nell’orologio», riuscii a dire.

Emil fece un gesto in avanti, proprio diritto davanti a noi. «Andiamo dritti. Sempre».

Non mi pareva una grande idea. Certo, suonava facile e chiaro, ma era troppo semplicistico. E se davanti ci fossero state le montagne, o un qualsiasi altro ostacolo, un lago, per esempio, o un crinale? Che cosa avremmo fatto? Per orientarsi l’ideale sarebbe stato raggiungere il paese, ma sapevamo tutti che per il paese non potevamo tagliare. Era una decisione cruciale, e bisognava prenderla subito.

Nei paracadutisti avevo fatto un milione di marce e sapevo che - soprattutto in condizioni di scarso allenamento - il minimo errore può risultare fatale. Sbagliare direzione significava perdere tempo ed energie preziosi. Se poi lo sbaglio fosse stato di alcuni chilometri, le conseguenze sarebbero state addirittura disastrose. Inoltre non si vedeva niente. La luna appariva a fatica nella foschia. Ognuno di noi aveva ancora una torcia elettrica, ma le batterie non sarebbero durate all’infinito. Senza contare che la luce avrebbe segnalato la nostra posizione a eventuali inseguitori come se ci fossimo legati una girandola all’uccello.

«Stiamo perdendo tempo», insistette Maurizio, con una punta di isteria nella voce.

«Ok, ecco cosa faremo», dissi. «Non possiamo attraversare il paese. Su questo punto quella carogna di Grimjank è stato chiaro. Quindi lo terremo a lato, sulla sinistra, e ci dirigeremo in diagonale verso la città. Qualcuno conosce questi paraggi?»

Nessuno parlò.

Ero molto scoraggiato, ma cercai di non darlo a vedere. «Non importa. Faremo come ho detto. Vado avanti io. Poi Maurizio, Emil, Gabriele, e Vergy chiude la coda. La torcia la tengo accesa solo io. Concentratevi su di me. Non perdiamoci di vista. E parliamo il meno possibile. Se ci sono problemi, Maurizio mi batte sulla spalla e io mi fermo. Cercherò di tenere un ritmo svelto ma possibile. Stiamo attenti a dove mettiamo i piedi». Feci una pausa. «Se, mentre camminiamo, a qualcuno viene un’idea sensata, la comunichi, ma che sia davvero sensata. Non abbiamo tempo per le cretinate». Sbuffai. «Tutti d’accordo?»

«Va bene», disse Vergy. «Ma tu tieni d’occhio quella cazzo di bussola, perché se tanto mi dà tanto io avrò il mio daffare con lui». E indicò Gabriele che, qualche passo più indietro, si guardava intorno sperso.

«Anche per me va bene», fece eco Emil.

Gabriele si strinse nelle spalle. Al di là delle sue precarie condizioni, era fuori dal suo terreno, lì. Era costretto a lasciare a noi le decisioni e a fidarsi. Ammesso che ancora connettesse.

Guardai Maurizio. «Insisto», disse, massaggiandosi le braccia. «Dobbiamo muoverci prima di crepare di freddo».

«D’accordo». Trassi un profondo respiro. Infilai i guanti. Guardai per un’ultima volta la Rocca alle nostre spalle, poi consultai l’orologio. Le 22:10. Cercai di fare mente locale. Avevo un’idea un po’ troppo approssimativa dei luoghi, ma era meglio di niente.



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