Il posto del buio by Dean Koontz

Il posto del buio by Dean Koontz

autore:Dean Koontz [Koontz, Dean]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-12-15T07:44:27+00:00


Lucciole in una tempesta di vento.

A Bobby sembrava di fluttuare nello spazio. Non aveva più il senso della posizione del proprio corpo, non sapeva se fosse sdraiato o seduto o in piedi, a testa all’insù o all’ingiù. Era privo di peso in un vuoto sterminato.

Non possedeva più gusto o olfatto. Non udiva niente. Non sentiva né freddo né caldo né peso. L’unica cosa che potesse vedere era un buio immenso che si estendeva sino alla fine dell’universo; e milioni e milioni di minuscole lucciole, effimere come scintille, che gli sciamavano attorno. In realtà, non era certo di vederle, perché non sapeva se possedesse gli occhi; aveva la consapevolezza della loro presenza, che veniva non da uno dei sensi normali, ma da una vista interiore, dall’occhio della mente.

Dapprima si lasciò prendere dal panico. La privazione sensoriale così totale lo convinse di essere paralizzato, di avere perso la sensibilità in tutto il corpo. Assalito da una potente emorragia cerebrale, sordo e cieco, sarebbe rimasto intrappolato per sempre all’interno di un cervello malato che aveva perso ogni contatto col mondo esterno.

Poi si accorse che si stava muovendo. Non volteggiava fra le tenebre come aveva creduto all’inizio: stava volando a una velocità supersonica, spaventosa. Scoprì di essere attirato in avanti, come un grumo di pulvisco-lo risucchiato da un aspirapolvere cosmico. Tutt’attorno a lui, le lucciole volteggiavano e roteavano. Era come trovarsi su una giostra così grande e veloce che soltanto Dio poteva averla creata per il proprio piacere, anche se Bobby, mentre volava nel buio assoluto, mentre cercava di urlare, non provava il minimo piacere.

Colpì il pavimento della foresta coi piedi, barcollò, quasi cadde addosso a Frank, che gli stava di fronte e continuava a stringergli la mano in una morsa dolorosa.

Bobby aveva un bisogno disperato di aria. Gli bruciava il petto; gli sembrava che i suoi polmoni si fossero raggrinziti. Inspirò una grande boccata d’aria, un’altra, rumorosamente.

Vide il sangue, che ormai era sulle mani di tutti e due. L’immagine di un bracciolo di poltrona lacerato gli esplose nella mente. Jackie Jaxx. Ricordò.

Quando cercò di liberarsi del suo cliente, Frank lo trattenne. «Non qui.

No, non posso rischiare. Troppo pericoloso. Perché sono qui?»

Avvolto dall’aroma dei pini, Bobby scrutò la foresta che avevano attorno, densa delle ombre del tramonto. L’aria era gelida, e i rami dei sempre-verdi erano piegati sotto la coltre di neve, ma nell’insieme la scena non aveva nulla di spaventoso.

Poi si accorse che Frank stava guardando oltre lui. Si girò, e scoprì che erano al limitare della foresta. Un prato coperto di neve digradava dolcemente sotto loro. Sul fondo c’era una casa di legno, non una casupola rusti-ca, una struttura complessa che indicava chiaramente l’opera di un architetto: un posto dove qualcuno che doveva avere molti soldi veniva a riposare e rilassarsi. Un mantello di neve copriva il tetto, un altro il tettuccio del portico; file di ghiaccioli brillavano nell’ultima luce della giornata. Le finestre non erano illuminate. Il fumo non usciva da nessuno dei tre comi-gnoli. La casa appariva deserta.

«Lui sa di questo posto», disse Frank, ancora in preda al panico.



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