Il Romanzo di Michelangelo by Luigi Ugolini

Il Romanzo di Michelangelo by Luigi Ugolini

autore:Luigi Ugolini
La lingua: ita
Format: mobi, epub
Tags: PurrosoBook, Narrativa Italiana, Arte, Romanzo, Rinascimento, Narrativa Storica, Romanzo Storico
ISBN: 8800330398
editore: Salani Narrativa
pubblicato: 1995-12-31T23:00:00+00:00


* * *

— Io voglio, Michelangelo, che tu mi faccia, me vivo, un monumento da porre, dopo la mia morte, sulla mia tomba. Vi farai le figure della Notte e del Giorno, dell’Aurora e del Crepuscolo254. Esse rappresenteranno il più crudele contrasto che ci sia al mondo: quello della morte con la vita; l’Aurora sarà la nascita dolorosa dell’uomo, simbolo della creatura che emerge dal nulla per innalzarsi all’immortalità; il Crepuscolo sarà l’addio dell’uomo stanco alla vita. A questo tu darai la mia faccia.

— Oh, Magnifico Padre!

Era questo l’appellativo che da qualche tempo Lorenzo amava ricevere dal suo protetto, e anche questo desiderio appariva al cuore del giovinetto come un triste presagio.

— Perché si rabbuia il tuo viso? Ho insegnato questo nei miei versi? Non sono tutti sereni come un cielo di primavera? E la vita che vi è descritta non ha sempre i colori della giovinezza? Ascoltami, Michelangelo: si deve essere sereni anche ordinando il proprio monumento funebre. Farai dunque i modelli delle quattro statue che io t’ho detto; e presto vorrò vederli. Poi devo chiederti un’altra opera ancora.

— Voi ordinate, padre mio, come se io fossi un vero artista anziché quasi un fanciullo desideroso di apprendere.

— Gli uomini come te, Michelangelo, non hanno età. Tu non hai avuto fanciullezza e non avrai vecchiaia. Ascolta; tu mi farai ancora una statua255 che dovrà sorgere nel luogo più alto di Firenze e che sia simbolo eterno di giovinezza, di grazia e di forza. In questo simbolo i fiorentini dovranno riconoscere la qualità superiore del loro animo e la nobiltà del loro ingegno. I forestieri dovranno ammirarla quale esempio di bellezza universale; essa dovrà essere di incitamento ai forti, di ammonimento ai tiranni, di conforto ai deboli.

— Voi mi spaventate, Magnifico Padre; neppure Fidia o Prassitele seppero suscitare un miracolo simile.

— E tu saprai farlo, Michelangelo. Non a caso tu porti il nome di un arcangelo256!

Erano sull’altana superiore di Palazzo Medici, che dominava al disopra dei tetti, fino alla chiarità luminosa dei colli un po’ velati di nebbia e ravvivati dal sole pallido di febbraio.

— Vedi, Michelangelo — continuò quasi gaio e sereno il Magnifico, in contrasto con la sua faccia sofferente e il suo sguardo spento — quanto è divina questa città marmorea e del color del ferro nella cerchia di questo pallore d’olivi e di questa austerità di cipressi. I cipressi che vegliano, come lance appuntite di invisibili sentinelle, il sonno della città. E non sai quanto mi dolga il lasciarla, questa incantatrice, che io vorrei libera, ricca, temuta, luce spirituale di un’Italia rinnovata e fatta una. Il mio sogno, Michelangelo, è più vasto della mia vita stessa e mi uccide.

— Che dite, padre mio?

— Che almeno la lasci bella, e siate voi, miei figli, a farla tale. Ascoltami, Michelangelo: tutti lodano la politica di Lorenzo e le sue rare qualità di uomo di Stato. Eppure ero nato a ben altro; amavo la quiete, la pace dei campi, le soavi dolcezze della poesia, i sublimi godimenti dell’arte; ho dovuto



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