Il segreto dello sciamano by Douglas Gillette

Il segreto dello sciamano by Douglas Gillette

autore:Douglas Gillette
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-06-26T16:00:00+00:00


IX

La morte

La morte è l’enorme muro nero contro cui si frantumano tutte le esistenze. È la fine verso cui ciascuno si precipita, con le proprie conquiste, le proprie speranze e le proprie delusioni, i propri amori e le proprie profonde avversioni, con le proprie benamate identità. E, andando a schiantarsi contro quel compatto muro di impenetrabile silenzio, si finisce per spezzarsi, dissolversi; per cessare di essere la persona che si era.

Tutti siamo condannati a morire. Ciò che più ci distingue singolarmente è il modo in cui sappiamo affrontare questa verità. La morte è il gigantesco scoglio, inizio e fine di tutti i miti e di tutte le religioni.

Nella morte dobbiamo separarci da tutti i beni terreni accumulati nel mondo dei vivi e affrontare il Trasformatore Nero da soli, nudi, nelle tenebre. Se una parte di noi sopravviverà a tale spaventosa spoliazione, se sarà possibile portare qualcosa con sé nel Vuoto, questo qualcosa non potrà che essere il nostro bagaglio spirituale, le peculiarità dell’anima interiorizzate attraverso le esperienze mondane.

Le dottrine di saggezza di tutti i culti proclamano la morte dell’anima come un evento di gran lunga più grave della fine corporea, un fenomeno fin troppo spesso responsabile dell’annichilimento dell’esistenza umana precedente di molto il decadimento fisico. Gli sciamani maya ritenevano che la morte dell’anima fosse un processo talmente seducente e diabolicamente ingegnoso da conquistarsi la piena collaborazione del soggetto, il quale sovente, ignaro dell’accadere, nemmeno esprime il suo consenso cosciente. L’attacco all’anima di un individuo e delle persone a lui circostanti viene sferrato sfruttandone le debolezze personali. A conti fatti, la strategia più subdola adottata dalla morte per sopraffare lo spirito consiste nel persuadere gli esseri umani della sua inesistenza. Essa ci può tendere un’imboscata nascosta nell’ombra, mentre siamo distratti dal mondo diurno delle preoccupazioni e degli impegni terreni. Ma se impareremo a vederla, a scorgerne la realtà, le menzogne, a cogliere la gravità della sua minaccia e a comprenderne il potenziale vantaggio procreatore, essa diverrà per noi un grosso sprone a condurre un’esistenza più vitale e più pienamente terrestre, nonché una vita eterna beata.

I Maya temevano la morte, sia corporea che spirituale, e subivano il fascino delle tenebre, un po’ come gli antichi Egiziani, con le loro elaborate pratiche di mummificazione, le malsane fantasie sull’Oltretomba, i libri di incantesimi e stregonerie. Ma questa morbosità, al pari di quella di asceti, guerrieri e saggi di altri culti, aveva un suo scopo, quello cioè di aiutarli a tenere gli occhi bene aperti sulla morte. Se quest’ultima cessava di rendersi invisibile, poteva essere affrontata; e se era possibile affrontarla, non era impossibile sconfiggerla. Era questa un’idea che consentiva agli sciamani maya di smascherare le furberie e le ciurmerie della morte, di svelarne le pretese di imitazione della vita. Una volta in possesso della vista divina, essi avrebbero potuto annientare i falsi soli, sconfiggere i demoni di Xibalbà, permettere alle teste mozzate di erompere in superficie in fiumane di ch’idei.

In contrapposto alla fuga dall’oscurità propria della nostra cultura, i Maya accettavano appieno la morte



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